Like a Dragon: Infinite Wealth - L’insostenibile peso del passato

Yakuza 6: The Song of Life avrebbe dovuto segnare l'ultima avventura per Kazuma Kiryu. 11 anni di storia culminati in un ultima avventura, che si conclude con un finale che, per quanto dolce amaro, aveva significato la libertà.

Yakuza: Like a Dragon nel 2020 ha segnato un nuovo inizio per la serie, con Ichiban Kasuga come nuovo volto ufficiale, un nuovo gameplay e un cast di personaggi tutto nuovo a cui affezionarsi. La cosa migliore è che, per quanto figure del passato appaiano in ruoli terziari, la trama principale è accessibile a nuovi arrivati, rendendolo un perfetto inizio per i neofiti.

Purtroppo anche Yakuza non è immune al più grande scoglio delle serie continuative: il passaggio del testimone!

Negli anni a seguire, RGG Studio ha fatto molta fatica a dedicare ad Ichiban lo stesso livello di presenza. L'ultimo capitolo uscito è un remake di Yakuza 3, un titolo che, per quanto potesse avere bisogno di una svecchiata, è un ennesima riproposizione di un titolo con protagonista Kiryu. È chiaro che SEGA non sia ancora del tutto pronta ad abbandonare il personaggio.

Personalmente adoro Kiryu, ma allo stesso tempo non voglio che la sua presenza debba per forza oscurare quella di Ichiban. Storicamente è successo spesso di trovarsi in queste situazioni: Raiden e Solid Snake, Apollo Justice e Phoenix Wright, Nero e Dante. Tutti personaggi che hanno subito l’ombra del loro predecessore.

Tutto questo preambolo per dare la sfortunata notizia che se volete godervi a pieno la storia di Infinite Wealth, dovrete recuperare le avventure di Kiryu da Yakuza 0 fino a Yakuza 6, perché in questa storia più di ogni altra, il suo passato sarà estremamente importante.

Like a Dragon: Infinite Wealth

Attenzione, alcuni punti discussi in questo blog potrebbero anticipare alcuni eventi di Yakuza: Like A Dragon, proverò a rimanere il più vago possibile. 

L'avventura Hawaiiana di Ichiban

Siamo a Yokohama, tre anni dopo lo scoglimento del Clan Tojo e Alleanza Omi. Le strade sono invase da Ex-Yakuza che cercano di fare ritorno alla vita civile con non poche difficoltà. Ichiban Kasuga, ora impiegato in un centro di collocamento, s'impegna con tutto se stesso per aiutare queste persone che vogliono rimettersi sulla giusta strada.

La già ardua impresa viene ulteriormente ostacolata da Hisoka Tatara, un influencer V-Tuber specializzata in esporre scandali mediatici, in particolare persone colluse con la malavita. L'accusa verso Ichiban è quella di favorire il collocamento di Ex-Yakuza con l'intenzione futura di creasi un suo clan personale.

Le accuse e i video si diffondono a macchina d'olio, la reputazione di Ichiban viene distrutta, e lui e altri suoi amici vengono licenziati, addirittura Ichiban che si trova perseguitato dai fan di Hisoka Tatara per spingerlo a non mostrarsi più in giro per Yokohama.

È in quel momento che una figura dal suo passato ritorna per chiedergli un favore personale. Jo Sawashiro, ex capitano di Ichiban, gli rivela che sua madre, Akane Kishida, è ancora viva e si trova alle Hawaii, e convince così Ichiban a prendere il primo volo per Honolulu in modo che possano finalmente incontrarsi.

Non passa molto tempo prima che Ichiban si trovi nel mezzo di una feroce caccia all’uomo. Sua madre è ricercata sia della criminalità Hawaiana che Giapponese. Sarà dunque sulle sue spalle il carico di trovarla, proteggerla e scoprire la verità dietro il suo viaggio alle Hawaii.

La facciata nascosta del paradiso

Questa è la prima volta che la serie di Yakuza si spinge al di fuori del Giappone, ed ambientarlo in Hawaii può sembrare una scelta strana.

In realtà si tratta di una meta turistica abbastanza gettonata per il turismo giapponese.

Mi aspettavo che questo gioco avrebbe dipinto la Hawaii come questa meta paradisiaca, ma in realtà alza quel velo di spiagge lussureggianti e oceani cristallini fin da subito, per scoprire la marcia realtà che si cela oltre quei lussuosi hotel.

Prezzo di vita insostenibile, senzatetto relegati nei ghetti più squallidi, persone del posto costrette a ingannare i turisti per racimolare denaro e una continua guerra intestina tra bande per il controllo del territorio. Una facciata di un isola meravigliosa che nasconde una realtà di abuso e sfruttamento, senza minimo riguardo se non per i guadagni della propria trappola per turisti.

Questo aspetto messo in luce molto bene non solo nelle storie secondarie ma anche col personaggio di Eric Tomizawa, un tassista senza licenza che tenta di derubare Ichiban al loro primo incontro.

È reduce da 5 anni di galera, dopo essere stato incolpato dell’aggressione ad un dirigente. Durante quel periodo, la sua ragazza era incinta, e tutto lo stress della situazione, unita alla fatica di tirare avanti senza lo stipendio di Eric, ha fatto in modo che perdesse il bambino. Da allora Eric vive alla giornata, sommerso dai debiti e costretto nei giri della malavita per tirare avanti.

Non esiste il perdono

Mettere tutta questa enfasi sulla realtà Hawaiana è una cosa che ho molto apprezzato, soprattutto perchè si aggancia molto bene al vero tema centrale di questa storia, ovvero la deumanizzazione delle persone, in particolare coloro che si sono macchiati di un crimine in passato.

La storia riconosce che tra questi criminali vi sono persone irrecuperabili, ma altrettanto ci sono coloro che sentono di dover fare ammenda per le loro azioni e poter ricominciare da zero.

Purtroppo questa non è una scelta che gli viene concessa.

Lo stesso governo vaglia leggi che impongono gli ex Yakuza a non avere conto in banca, accesso alla sanità, casa in affitto per ben cinque anni.

Persino lo smartphone gli viene negato.

Davanti a tutti questi ostacoli la re-integrazione è quasi impossibile, e a quel punto resta un’unica scelta per loro, ovvero tornare all’ovile.

Non è un caso che Il clan Seiryu a Yokohama abbia iniziato a subire una vastissima espansione, con il suo attuale capitano Masataka Ebina che dichiara l’intenzione di voler completare lo scioglimento della Yakuza in Giappone. Vuole riunire gli ex-Yakuza e gli altri piccoli clan in una grossa organizzazione, per poi dare il colpo di grazia definitivo. Ebina stesso si prodiga per fare si che agli ex Yakuza sia dato un lavoro in alcuni dei magazzini che il suo clan ha in gestione.

Il sistema diventa un enorme circolo vizioso, con persone costrette alla criminalità da condizioni di vita difficili, punite gravemente per avere osato infangare la società con la loro presenza e trattate come la polvere che nascondi sotto il tappeto di casa. Sai bene che se alzi troverai montagne di sporco, ma l'importante è che la facciata sia bella.

Non perdere la speranza

Uno dei tratti più importanti di Ichiban è la sua infinita positività.

Per quanto in questo gioco il suo personaggio rimane per lo più immutato la cosa che viene enfatizzata di più il suo rapporto con gli altri compagni, in particolare i nuovi arrivati.

Ho già menzionato Eric e il suo tentativo di rapina, dopo quell'evento sarà Ichiban a venirgli incontro e spingerlo a rompere le catene che lo tengono così saldamente legato alla malavita. Da quel momento si unisce all'avventura diventando più la persona normale per contrastare il carattere esuberante di Ichiban.

Mi è piaciuto vederlo alzarsi dal fondo per cercare di prendersi la sua rivincita, e rimettere insieme la vita insieme. C'è anche un momento in cui tenta di riconnettere con la sua ex ragazza, non per ricominciare la relazione, ma solo per assicurarsi che fosse riuscita a svoltare a nuova vita. Proprio l’amico leale con cui vorresti condividere un paio di birre al bancone del bar.

Chitose Fujinomiya, è un altro personaggio che ha un incontro rocambolesco con Ichiban, finendo per drogarlo dopo essersi spacciata per la domestica di Akane in modo da strappargli più informazioni possibili. Chitose è sempre molto scaltra e imprevedibile, quel genere di personaggio di cui fatichi a fidarti e che nasconde sempre una fregatura dietro il sorriso.

Anche in questo caso la testardaggine e l'ingenuità di Ichiban finiscono col fare breccia nella sua corazza dimostrandole di potersi fidare e spingendola a fare la cosa giusta verso le fasi finali della storia.

Ichiban è quel genere di persona che non si ferma davanti a nulla, ed è sempre convinto che ci sia spazio per qualcuno per ricominciare e redimersi. Certo, dovrai pagare il prezzo delle tue azioni, ma nel momento in cui gli dimostri che sei disposto a fare quel passo, è un amico su cui puoi sempre contare e non si farà fermare da nessuno pur di aiutarti.

Sono in parte rimasto deluso che il personaggio non abbia visto alcuna vera evoluzione, c’era anche la possibilità di rendere questa storia molto più personale per lui, visto che sua madre è al centro di questo conflitto, ma alla fine è sembrata più un mezzo per spingerlo ad andare alle Hawaii.

Non posso fare a meno di pensare che parte del motivo per cui la storia di Ichiban non si sia potuta approfondire di più sia dovuto al fatto che in questo gioco è stato costretto a condividere il palcoscenico con un secondo protagonista, un protagonista che per quanto ho apprezzato, mi duole dirlo, non sarebbe dovuto essere esserci. 

Il dolore del Drago

Così come il Clan Seiryu e la malavita Hawaiana, anche i Daidoji, servizi segreti giapponesi, sono sulle tracce di Akane, in quanto sospettano che a capo dell'operazione ci sia qualcuno di interno del governo giapponese. Così Kiryu viene mandato in fretta alle Hawaii, dove lui e Ichiban incrociano strade.

Inizialmente i due collaborano per cercare di rintracciarla, fino al momento in cui Kiryu inizia ad accusare fisicamente il peso della missione che gli è stata imposta, ed è così costretto a rientrare in Giappone. Tutto questo però non lo terrà appiedato, perchè mentre Ichiban continuerà la ricerca di Akane, Kiryu indagherà sulle vere intenzioni del Clan Seiryu.

In tutto questo però Kiryu ha un altro grosso ostacolo da affrontare. Come dice il retro della scatola, “Kazuma Kiryu, un uomo dalla volontà spezzata che affronta i suoi ultimi giorni”, il più grande nemico in questa storia per Kiryu non è un Clan Yakuza o qualche cospirazione nazionale, il suo più grande nemico è dentro di lui.

Kiryu è malato di cancro, gli restano solamente pochi mesi di vita, e ha rifiutato le cure, lasciandosi volutamente morire. Dopo gli eventi di Yakuza 6 ha vissuto come un’ombra, alla mercè della volontà dei Daidoji, costretto a rinunciare ad amici, famiglia e al suo stesso nome. Kiryu è stanco di combattere e aspetta solo il momento in cui sarà libero per sempre da questo mondo.

È in quel momento che una vecchia figura ricompare dal passato, il detective Makoto Date, l’unica persona al corrente del suo accordo con i Daidoji. Date si fa carico di ispirare Kiryu e cercare di spingerlo a ritrovare quella voglia di vivere, che sembra ormai scomparsa dai suoi occhi.

Ed è esattamente questo il cuore della storia di Kiryu. Ci ritroveremo a ripercorrere i passi che lo hanno portato fino a questo punto, un vero e proprio tributo celebrativo alla storia della serie Yakuza, inclusi anche menzioni a capitoli spin off Like a Dragon: Ishin, riprendendo contatto con personaggi che da tempo non ritornavano nella saga.

Avendo giocato ogni singolo capitolo fino a questo punto, tutto questo è stato l’apice del sentirsi ricompensati, quasi 20 anni di storia sono stati incapsulati in quest’unico gioco, e ho adorato ogni riferimento.

Ricordare tante vecchie giocate è stato un viaggio quasi nostalgico, nonostante questa serie l’abbia scoperta solo una decina di anni fa.

Senza contare che l'incipit stesso dell’avventura di Kiryu l’ho trovato meraviglioso. Seguire i passi di questa persona che si trova costretta a fare i conti con la morte e cercare di ritrovare la forza per vivere a pieno quel poco che gli resta da vivere senza rimpianti è talmente potente che mi spiace quasi dirlo, ha quasi oscurato quasi tutto il resto della storia per certi aspetti.

Volevo vedere Kiryu riallacciare i rapporti con Haruka, sua figlia. Volevo vederlo tornare a desiderare di vivere, perchè se questo era il momento in cui avremmo dovuto dire definitivamente addio ad un amico, vorresti che quell’amico lo facesse ai suoi termini e con il sorriso sulle labbra.

Se questo dovesse essere davvero l’ultimo capitolo con Kiryu come protagonista, questo non poteva che essere l’addio migliore che gli si poteva dare… Allo stesso tempo però non riesco a capacitarmi di come tutto questo sia dovuto accadere alle spese di Ichiban, senza contare un altro fattore non da poco.

Come vive tutto ciò un neofita della serie?

A mio parere non benissimo! Tutte le citazioni e i riferimenti sono scritti e presentati dando per assunto che il giocatore abbia vissuto quelle avventure. È come passeggiare assieme ad un amico, in quella strada che facevate sempre da bambini insieme, e cogliere quanto il posto sia cambiato, scambiandovi aneddoti sulle vicende che avete vissuto assieme in quelle strade.

Senza contesto si perde ogni tipo di coinvolgimento. Mi chiedo quindi, perchè non han colto l'occasione di raccontare questa storia in The Man Who Erased His Name? 

Ci avrebbe fornito una storia più completa per quel gioco, e i giocatori che si erano affacciati alla serie solo con Yakuza: Like a Dragon avrebbero potuto seguire le nuove avventure di Ichiban, e le avrebbero respirate a pieno senza dover condividere il palcoscenico.

Già solo scrivere queste parole sono incredibilmente combattuto interiormente, perché ho amato questo gioco.

Ho amato vedere Kiryu che lentamente ritrova la forza per combattere la sua malattia, ho amato vedere Ichiban sbracciarsi in ogni modo per cercare di rivedere la madre che credeva morta da tempo, e mi sono infuriato nel vedere come personaggi come Hisoka Tatara che incitava i suoi follower fanatici a mettere alla gogna e bullizzare queste persone che cercavano una possibilità di redenzione.

Più la storia procedeva ero sempre più intrigato dal mistero, ero sospettoso di chi mi circondava, arrabbiato per i tradimenti e disgustato dallo sfruttamento e la deumanizzazione di queste povere persone.

Ogni volta però che il gioco doveva saltare da un personaggio all’altro non potevo fare a meno di chiedermi se, questo giocare con i miei ricordi e onorare il passato, fosse davvero un modo per chiudere definitivamente, o sintomo di una compagnia che ha sempre più paura di portare avanti questa serie senza i suoi protagonisti più storici.

Suppongo che a questa cosa si potrà avere risposta solo nel momento in cui Like a Dragon 9 verrà finalmente annunciato.

Non posso nascondere che le aspettative al momento non siano così rosee, visti i rumor da parte di RGG Studio di volersi dedicare piuttosto ad ulteriori remake.

Il bivio del futuro

Like a Dragon: Infinite Wealth è un capitolo che per quanto abbia amato, non posso fare a meno di sentirmi estremamente combattuto a riguardo, ed è la prima volta che mi succede con un gioco della serie di Yakuza. Per quanto l’avventura di Ichiban sia stata godibile, e abbia avuto dei momenti fantastici, specialmente alla fine, ha inevitabilmente finito con l’essere oscurata.

Il viaggio di Kiryu verso l’accettazione della sua situazione, per ritrovare la voglia di combattere e vivere, riappropriarsi del suo nome nella speranza di poter un giorno riabbracciare la sua famiglia prima di morire è stata bellissima e ti tocca davvero nel profondo se hai giocato la serie fin dall’inizio.

Non posso, però, fare a meno di pensare che questa storia avrebbero dovuto raccontarla in un altro gioco.

Al momento di stesura di questo blog non si sa ancora niente dei piani sul futuro, ma voglio davvero sperare che questo sia un addio definitivo e che Like A Dragon 9 non debba necessariamente includere personaggi del passato per poter continuare la sua storia.

Non voglio dare l’impressione che odio personaggi come Majima o Kiryu, ma non posso fare a meno di sentire l’insicurezza nel voler fare effettivamente questo passaggio del testimone. Posso capire benissimo il sentimento di chi preferisce Kiryu piuttosto che Ichiban, ma in quel caso davvero vorrei dire una cosa in particolare.

Niente dura per sempre

Specialmente in questa serie il tempo va sempre avanti! Kiryu ormai ha 60 anni, malato, stanco e vuole solamente avere quella pace che non è mai riuscito ad avere. Forse è il caso di imparare a lasciare andare, è ora che Ichiban viva la sua storia, e non per forza dobbiamo essere al suo fianco.

Se siete fan della serie fin dall’inizio assolutamente dovete giocare questo capitolo, la storia di Kiryu saprà farvi emozionare come non mai, se invece avete iniziato da Yakuza: Like a Dragon e non avete giocato il resto della saga… Posso solo sperare che la sua storia non vi risulti un peso, quanto più qualcosa che vi possa regalare tante emozioni.

Voi invece cosa pensate di Like a Dragon Infinite Wealth? Preferite Kiryu o Ichiban? Pensate anche voi che non avrebbero dovuto condividere il palcoscenico? O avete preferito sia stato così perchè vi piace vederli interagire insieme? Come sempre, fatemi sapere.

La prossima avventura sarà molto particolare, perchè Goro Majima ha per la prima volta il ruolo di unico protagonista in un’avventura dalle sfumature piratesche con un nuovo capitolo di Like A Dragon Gaiden: Pirate Yakuza in Hawaii. Prima di salutarci del tutto, facciamo la nostra piccola tappa nella…

SEZIONE SPOILER - Procedi a tuo rischio e pericolo

Questo gioco mette tantissima carne al fuoco fin dai primi momenti, tra omicidi nell’oscurità, influencer che scatenano una caccia alle streghe, e un clan Yakuza che nonostante sia in espansione è sospettosamente esente da persecuzioni, se non addirittura supportato.

Nel momento in cui tutti i nodi sono venuti al pettine, ci sono davvero rimasto male e sotto certi aspetti ho sentito la tematica molto vicina a quello che si sta vivendo nei giorni nostri. Il tutto gira intorno a due figure chiave Masataka Ebina ed  Hisoka Tatara, quindi partiamo dal primo.

Eterna Punizione

Ebina non mentiva quando ha detto di voler creare un secondo scioglimento, solo che il suo metodo sarebbe stato molto più meschino, sfruttando l’influenza di Hisoka Tatara avrebbe costretto gli ex-Yakuza a tornare in massa all’ovile, con la promessa che tutto per loro sarebbe tornato come prima. Nel frattempo Hisoka avrebbe fatto una campagna mediatica elevando il Clan Seiryu per la loro iniziativa di voler ripulire la città degli ex-Yakuza.

A quel punto sarebbero entrati in scena altri due componenti, il governo Giapponese e un contatto nelle Hawaii. Il governo sta vivendo una crisi per lo smaltimento dei rifiuti nucleari, ed Ebina, grazie al suo contatto Hawaiano, sarà in grado di smaltire tutte le scorie in un isola dell’arcipelago, dove tutti gli ex-Yakuza saranno spediti come bassa manovalanza a morire di cancro indotto dalle radiazioni.

Il governo giapponese così si libera in un colpo solo di rifiuti tossici in eccesso, persone che considera feccia della società, e in più fa la bella figura davanti a tutti come coloro che hanno ripulito il paese.

Ebina si trova così nella corsia preferenziale per il posto di primo Ministro.

Resta solo il problema del Clan Yakuza di cui è capitano: ed è così che si manifesta il secondo scioglimento, che in realtà è più vicino ad un cambio di facciata. Da ora il Clan Seiryu diventerà una organizzazione non a scopo di lucro, il cui obiettivo è il miglioramento della società e l’eliminazione delle zone grigie, Bleach Japan!

Nel momento in cui ho sentito quel nome ho dovuto mettere in pausa, perchè mi sono sentito morire dentro. In questo intero gioco tutto il piano era sfruttare la popolarità di un influencer, riempiendo la testa della gente di bugie ben fabbricate, in modo da permettere ad un’organizzazione di estrema destra di riformarsi e prendere il controllo diretto della nazione.

Una situazione che sento sempre più reale in questa epoca, dove l’empatia viene demonizzata e la deumanizzazione è una valvola di sfogo di tutti verso una minoranza che viene incolpata di tutti i problemi. Il sistema malato favorisce pochi, e i profitti devono essere sempre più veloci, facendo soffrire chi ha poco. L’ipocrisia più totale di mettere Ebina, un uomo che viene proprio da quel passato criminale, come potenziale primo Ministro rende chiaro come il problema non sia il criminale, quanto il criminale che non ha abbastanza soldi e potere dietro di sé per essere utile alle sfere più alte. 

Il perdono esiste, ma solo per coloro che sono in grado di comprarselo

Ebina è quel genere di uomo che vedi fin troppo in televisione oggiogiorno. Semina veleno, alimenta odio, fa leva sul bigottismo e l'ignoranza, per poi essere l'uomo che finisce a decidere il destino delle nostre vite. Rimetterlo al suo posto è stata una grossa soddisfazione, e posso dire lo stesso per il suo contatto Hawaiano.

Falso Profeta

Bryce Fairchild è l’uomo a capo di tutta la malavita Hawaiana, se non proprio dell’intero arcipelago. È arrivato a quella posizione uccidendo il capo anziano del culto di Palekana. Sfruttando questa possibilità, ha trasformato il culto in una vera e propria setta, elevandosi come un santone che nel pubblico è visto come un salvatore, ma nel privato è un tremendo manipolatore. Anche lui avvelena le menti di poveri orfani e altri sotto la sua leva, trasformandoli in spie estremamente devote che, infiltrandosi in ogni lato oscuro dell’isola, tengono tutti sotto scacco.

Questo genere di figura, quella che indottrina e sfrutta le persone sotto la falsa idea di vendergli la salvezza, mi ha sempre fatto un ribrezzo assurdo. Nel primo momento in cui l’ho visto questo personaggio, ho immediatamente capito dove andava a parare, la storia non era stata per niente sottile a riguardo.

Bryce è un essere completamente irrecuperabile: l’unica cosa a cui tiene è il profitto e la sua posizione di potere. Si svende a qualunque stato, facendosi carico di seppellire i loro segreti in cambio di puro denaro, e le uniche persone di cui si circonda sono schiavi indottrinati che sono disposti ad uccidersi pur di seguirlo fino alla fine. Non vedevo l’ora di massacrarlo.

Alla fine di tutto però è solamente una marionetta nello schema di Ebina, anche dopo il suo scontro finale con Ichiban, dove finalmente viene deposto ed esposto per la frode che è sempre stato. C’era un sentore amaro perché questa non è la battaglia finale del gioco. Non hai tempo di festeggiare, e subito vieni catapultato in Giappone, dove allo stesso tempo Kiryu è pronto ad affrontare e mettere fine allo schema di Ebina, il vero boss finale del gioco.

Quello è stato il momento in cui temevo di più che Ichiban fosse diventato solo un accessorio per la storia della presunta ultima grande battaglia di Kazuma Kiryu. Poi è arrivato l’epilogo, e la chiusura definitiva di tutta la vicenda con Tatara Hisoka che, a mio parere, racchiude perfettamente non solo il messaggio del gioco ma anche il personaggio di Ichiban.

Lupo vestito da agnello

Parliamo ora di Eiji Mitamura, l’uomo che era dietro a Hisoka Tatara.

Ci viene presentato come questo povero ragazzo in sedia a rotelle che Ichiban aiuta per compassione sull’aereo appena sbarcato alle hawaii. Tra i due nasce subito un legame, aiutato anche dal fatto che Ichiban rivede in Eiji le stesse difficoltà da persona disabile che ha dovuto patire suo fratello Masato.

In realtà Eiji sta solo fingendo, e sta seguendo Ichiban per ottenere nuovo materiale con cui screditarlo, ed usare la sua indagine per aiutare Ebina a raggiungere Akane. Eiji ha avuto la sua vita rovinata dalla Yakuza, e si era unito a Bleach Japan per fare in modo che venisse completamente epurata dal giappone. A smascherare questa farsa è stata Chitose, che fino ad allora era sua complice.

Chitose è stata la persona che ha creato Hisoka Tatara, inizialmente come personaggio da usare per un suo Vlog personale. Il punto di svolta è quando ha deciso di usarla per denunciare le attività illecite della sua stessa famiglia, essendo lei figlia di un industriale molto ricco. Il video di denuncia finì in un niente, ma è stata notata da Eiji, il quale ha colto l'occasione al balzo.

Il Vlog di Hisoka è diventato dunque una collaborazione tra loro: Eiji indagava e scriveva il copione, mentre Chitose forniva la voce per il personaggio, il quale aveva pure ricevuto un forte redesign, molto più sessualizzato e appetibile per il pubblico generale.

Chitose ha iniziato a essere in sconforto quando le storie sono diventate sempre più cattive, e sempre più mirate a persone che non sembravano criminali gravi, ma Eiji non voleva sentire ragioni arrivando a minacciarla di rivelare tutto alla sua famiglia nel caso avesse osato tirarsi indietro.

Quando Chitose finalmente decide di confessarsi, non solo con Ichiban ,ma anche di esporre a tutto il mondo la verità su tutta la vicenda che stava succedendo, è stato uno dei momenti più belli di tutto il gioco, mi è piaciuto soprattutto il coraggio mostrato da Chitose del farsi carico della sua responsabilità e colpa in tutto quello che era successo.

Dopo che Eiji viene smascherato, questi diventa uno degli esseri più viscidi del gioco, uno di quei cattivi che adori odiare. Essersi finto disabile per manipolare emotivamente Ichiban è già tanto, in più poi inizia a sfuggirti in molteplici occasioni. Viscido e agile come un serpente, sempre pronto con un piano di riserva che lo salva all’ultimo, e ogni volta sempre pronto a salutare con quel suo “Bon Voyage!” in un totale tono di scherno. 

Trovo anche molto bello il contrasto nella presentazione: l'uomo che appare come quello più benintenzionato si sia rivelato essere il peggiore, quando coloro che fin da subito han tentato di fregare Ichiban si sono rivelati le persone migliori in tutta la vicenda.

Mi prudevano tantissimo le mani ogni volta che mi scappava. Eiji è un personaggio così mutevole, in grado di farti provare ogni tipo di emozione: da compassione ed amicizia all’inizio, ad odio e fastidio nella metà e poi di nuovo compassione quando nel finale il suo castello di carte crolla.

C'è sempre posto per il perdono

La confessione di Chitose lo mette a nudo. Ebina è sconfitto e non sarà in grado di aiutarlo, tutto il Giappone sà che è una frode, e tutti i suoi follower pattugliano le strade per scovarlo e possibilmente linciarlo.

In questo momento ecco che Ichiban fa il suo ingresso.

Nonostante tutto lui è ancora disposto a perdonare.

Nulla contano le bugie, le manipolazioni, tutte le pene passate durante questa avventura: per Ichiban quel ragazzo dolce e sincero su una sedia a rotelle esiste davvero, e trovandosi davanti quell’uomo spaventato, abbandonato e costretto a nascondersi, non può fare a meno che provare compassione per lui. 

Lo incita a farsi avanti e costituirsi, a fare ammenda per i suoi crimini e mettere definitivamente una pietra sopra il suo passato.

Lui è pronto a scommettere sul suo futuro, che ci sia ancora una speranza, e lo vediamo farsi carico di accompagnarlo a costituirsi, mentre una folla inferocita lo lapida mentre si fa strada tra le strade di Tokyo.

Quella scena finale per me è stata l’apice del personaggio di Ichiban, un uomo che più di tutti raffigura la parola speranza. Più volte è stato fregato, più volte è stato messo davanti ad azioni che chiunque altro avrebbe ritenuto imperdonabili, ma lui mai ha gettato la spugna.

Si è sempre gettato nel fuoco per fermare una persona dal prendere la strada sbagliata: per lui c’è sempre la speranza che qualcuno possa cambiare e anche se questo non dovesse succedere, significa solo che dovrà provare di nuovo.

In un mondo che più che mai esalta sempre più l'egoismo, l’apatia e il cinismo come risposta a ciò che ci circonda, per scoraggiarci a convincerci che nulla possa cambiare, personaggi come Ichiban dovrebbero servire come ispirazione su come empatia, altruismo ed ottimismo, che dovrebbero essere le qualità che ci fanno andare avanti. 

Perdonare anziché condannare, dare nuove possibilità anziché abbandonarsi all’odio, essere i primi a porgere una mano piuttosto che girarci dall’altra parte. Siamo talmente spaventati da ciò che ci circonda da preferire rinchiudersi nella nostra bolla per curare al meglio il nostro giardino e il nostro quieto vivere, ma questo non può essere salutare. 

Bisognerebbe sempre battersi per essere disposti a dare una mano nel nostro piccolo, per quanto questo possa renderci vulnerabili, per quanto possiamo rischiare che la nostra fiducia venga tradita, per quanto la paura della conseguenza peggiore possa sempre essere presente.

Bisogna essere più come Ichiban: più positivi, più guidati dalla speranza, più disposti a vedere sempre il buono dove possibile.

Perché sarà quella positività ed empatia che un giorno diventeranno la nostra ricchezza infinita.

Se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio davvero tanto, non mi aspettavo che questo gioco avrebbe tirato fuori così tanto da me. 

Ma adesso voglio sentire la vostra, quali sono state le vostre parti preferite di Infinite Wealth? Quali sono le parti che vi hanno deluso? Cosa avreste voluto vedere di più? Fatemelo sapere con un commento qua sotto, non vedo l’ora di leggerlo.

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