World’s End Club - Due Autori Sovvertono i loro Trope
Se siete fan del genere Visual Novel con tendenze da avventure investigative ed eravate molto attivi su internet durante gli anni 2010, sicuramente vi sarà capitato di sentire nominare questi due franchise: Danganronpa e Zero Escape. In particolare Danganronpa aveva raggiunto successi altissimi che hanno affermato il talento di Kazutaka Kodaka come scrittore. La serie di Zero Escape purtroppo non è riuscita a raggiungere gli stessi picchi ed è spesso stata ad un passo dallo scomparire, ma grazie al costante supporto dei suoi sostenitori Kotaro Uchikoshi riuscì finalmente a portare a termine la sua trilogia ed è tutt’ora un uomo altrettanto lodato e rispettato nel genere.
Nel 2017, dopo che su entrambe le serie fu posto un definitivo finale, Kodaka fondò la sua casa di produzione di videogiochi Too Kyo Games e Uchikoshi fu coinvolto fin da subito nel progetto, e per quanto nessuno dei titoli prodotti abbia raggiunto i picchi di Danganronpa la casa è ancora all’attivo con il loro ultimo lavoro The Hundred Line: Last Defense Academy uscito molto di recente.
Entrambe le serie condividevano come aspetto principale l’isolamento di un gruppo di persone costrette a lottare per la loro sopravvivenza da un'entità misteriosa nascosta dietro una maschera o un pupazzo e un tono generalmente molto cupo e pessimista. Con i nostri personaggi spinti a seguire i loro peggiori istinti pur di sopravvivere, dove anche le persone migliori finivano col crollare sotto pressione e la fiducia negli altri poteva diventare la peggior arma usata contro di te.
Sia Zero Escape che DanganRonpa sono serie che ho apprezzato molto, e probabilmente un giorno avranno un post dedicato a loro su questo blog. Se non fosse che stiamo parlando di due trilogie che tutte insieme potrebbero raggiunge un paio di centinaia di ore in cumulativo, mi sentirei quasi di suggerirvi di giocarle prima di World’s End Club. Non che vi sia continuità ma è importante capire il contesto da cui provenivano Uchikoshi e Kodaka, perché questo gioco è una totale sovversione dei tipo di lavori per cui erano entrambi più conosciuti.
World’s End Club
Riguardo la Trama
La storia ha inizio nel 1995, un gruppo di bambini di una scuola elementare di Tokyo sta partendo per una gita scolastica, quando ad un certo punto un meteorite si schianta vicino a loro e l’autobus viene subito investito dall’urto dell’impatto. Quando riprendono i sensi i si ritrovano in un parco di divertimenti abbandonato dove il robot Pielope li informa che sono ormai prigionieri e se vogliono essere liberi dovranno partecipare al Gioco del fato, ma solamente uno di loro potrà sopravvivere al gioco e fuggire se rifiutano di partecipare sarà dunque la loro morte.
Il gioco però non va secondo i piani e il gruppo riesce a sfuggire dalla prigionia di Pielope, ma quella che sembrava salvezza si rivelò essere solo l’inizio della loro avventura!
Il gruppo si ritrova a Kagoshima, una città all’estremo sud del giappone e distante 1200 km da Tokyo, dell’autobus che li portava in gita non vi è alcuna traccia e l’intera città sembra priva di vita umana e invece popolata da strane e aggressive creature. Il ricordo del meteorite è ancora vivido in loro, possibile che il mondo sia davvero finito? Che loro siano gli unici esseri umani rimasti al mondo? Perché sono stati portati così lontano dalla loro città?
Pieni di domande ma privi di risposte, al gruppo non rimane che una sola scelta: tornare a Tokyo e sperare di incontrare altre persone lungo la strada. È un viaggio lunghissimo e possono solo andare a piedi, ma questi bambini non sono un gruppo qualsiasi, loro sono i Go Getters Club, amici da lungo tempo e insieme faranno di tutto per superare gli ostacoli e raggiungere Tokyo.
Dal momento in cui il gioco del fato è andato in malora, sono stato catturato da questa idea! Questa è una storia diretta da due persone che hanno fatto un'arte di quel congegno narrativo, era praticamente il loro marchio di fabbrica. Han quindi voluto sovvertire le aspettative, costringere i giocatori a chiedersi “cosa sarebbe successo se tutti fossero riusciti subito a fuggire da quella situazione, sani e salvi?” Invece di continuare un gioco mortale fino alla fine.
Spostando tutto il cuore della storia nel mondo esterno con queste persone che cercano disperatamente di tornare a casa e dover incentrare il conflitto non solo ostacoli nel mondo esterno ma mettendo anche alla prova l’amicizia tra i personaggi e i vari contrasti che questi possono avere.
Non mancano anche i misteri e domande che si accavallano fin dal primo minuto. Il mondo è stato davvero annientato da quel singolo meteorite? Da dove arrivano tutte queste strane creature? Perchè il gruppo si è risvegliato così lontano dalla loro partenza? Chi si nasconde dietro Pielope, è forse qualcuno del gruppo? E qual è la natura di questi strani superpoteri che i bambini sembrano stare sviluppando? Tutti questi misteri sono più che sufficienti per spingere la storia avanti e cercare di scoprire cosa attende il gruppo nella loro prossima destinazione.
I personaggi sono tutti molto variegati e piacevoli, insieme formano il Go Getters Club, una piccola compagnia di amici formatosi durante i loro anni nella scuola elementare e la loro complicità emerge molto bene durante la trama e nonostante la loro presentazione molto archetipica vi sono sfumature aggiunte che a tratti mi hanno sorpreso e han reso i personaggi molto godibili. Non c’è nessun personaggio in questo gioco che non posso dire che non mi sia piaciuto o mi sia stato indifferente, in un modo o nell’altro mi sono affezionato a tutti e questa non è un'impresa da poco in un gioco che ha un cast di dodici personaggi.
Ho adorato in particolare: Aniki e la sua sensibilità nascosta dietro quella sua esteriorità da lupo solitario, Pai che non solo ha un bellissimo rapporto con Aniki ma è anche un adorabile mamma per tutto il gruppo; Nyoro che non solo mi ha sorpreso dimostrandosi un appassionata di scienza ma era anche una delle prime persone a spronare il gruppo a non arrendersi; Tattsun e il suo voler abbracciare il suo animo più ribelle e infine Kansai che da chiassoso autoritario imparerà cosa vuol dire essere una vera guida del gruppo.
Spesso ci saranno liti o situazioni che spingeranno il gruppo verso strade separate e il gioco non perde tempo a far empatizzare i personaggi e cercare di capire le loro ragioni. Il tema centrale di questo gioco è proprio come i legami tra persone che si vogliono davvero bene, resisteranno anche alle avversità peggiori. Le nostre amicizie, le nostre emozioni sono qualcosa da difendere a spada tratta perché sono ciò che ci rende più umani e ci permettono di andare avanti.
Il tono generale di tutto questo gioco è così allegro e ottimista, a tratti forse un pò infantile ma è molto bello vedere questi bambini che si spingono avanti nonostante tutto, che credono così tanto nel loro legame che gli pesa separarsi, che ci tengono tanto alla loro amicizia da imparare dai loro sbagli. Mi ha fatto piacere vedere come Pielope non essere la tipica mascotte onnipotente che tiene sotto scacco costantemente l’intero gruppo, è stato molto catartico dopo aver sofferto Monokuma per ben tre giochi di Danganronpa.
Non fraintendetemi non significa che tra il gruppo manchino contrasti, ma il mistero fa il suo bel lavoro a tirare le redini della trama senza dover fare necessariamente passare l’inferno ai protagonisti o avvolgere l’intera storia in un tono di disperazione totale.
Devo anche fare una lode ai design dei personaggi da parte di Take, un’artista già conosciuta per il suo lavoro in Pokèmon Sole\Luna e Scudo\Spada. Tutti i personaggi sono visivamente accattivanti e memorabili e trasmettono fin da subito che tipo di archetipo vogliono rappresentare. Non nego però che molte volte mentre giocavo mi ritrovavo a pensare quale squadra di Pokèmon preferiti avesse ciascuno di loro. Non posso farci niente la mia mente spesso si ritrova a divagare in questo modo, succede anche a voi?
Anche a livello musicale questo gioco è stato molto godibile, le tracce sono accattivanti e rimangono davvero impresse, il tema del Go Getters Club in particolare è qualcosa che mi canticchierò da solo per moltissimo tempo. Lode a Jun Fukuda per il suo lavoro alla colonna sonora.
Riguardo il Gameplay
Il gameplay di World’s End Club è un misto tra puzzle game con componenti platform e una visual novel. Il gioco è strutturato in una serie di mini capitoli che possono essere sezioni di storia, livelli d’azione o una pausa al campeggio.
Le sezioni di storia sono abbastanza autoesplicative, il campeggio è dove hai la possibilità di parlare con tutti i vari personaggi presenti in quel momento e avere il loro punto di vista sulla situazione attuale, sono i tratti dove emerge di più il loro carattere e cambiamenti nel corso della storia e sono sezioni che vi intimo di non saltare assolutamente. La storia a tratti presenterà delle diramazioni dove sta al giocatore scegliere che strada intraprendere e questo può portare a finali diversi e per accedere al vero finale sarà necessario vedere tutte le diramazioni.
Le sezioni d’azione sono quelle in cui emerge la componente gameplay più diretta: sono sezioni lineari dove siamo in controllo di un particolare membro del gruppo e dobbiamo superare tutti i vari ostacoli posti sulla nostra strada per raggiungere il traguardo, siano questi mostri, o trappole o enigmi che richiedono di aguzzare l'ingegno. Ogni personaggio ha un potere diverso, principalmente usati per attaccare i nemici, ma vi sono anche poteri come inversione di gravità che tornano utili per semplice esplorazione.
Se non siete avvezzi ai giochi platform, non dovete preoccuparvi, il gioco non richiede mai di fare salti particolarmente complessi è tutto molto semplice e la punizione per la morte è quasi inesistente, in quanto il personaggio viene riportato a pochi passi prima del punto in cui si è sofferta l’ultima morte. Il che è estremamente utile perché ho trovato queste sezioni particolarmente macchinose ed è tutto dovuto all'utilizzo dei poteri dei personaggi.
Ogni abilità ha quel minimo di ritardo dovuto all’animazione che deve fare il personaggio per attivarla e come se non bastasse le collisioni in questo gioco sono molto strane, vi sono dei momenti in cui sembra che il mio personaggio sia stato colpito nonostante il mostro sia ancora abbastanza distante dal personaggio che controllavo. Alla fine è tutta una questione che si risolve con un minimo di adattabilità ma non nego che ho visto la schermata di game over in questo gioco molto più di quanto mi sarei aspettato.
Sarebbe stato anche bello se le sezioni non fossero limitate ai poteri dei singoli personaggi, magari avere uno scambio in tempo reale che ti permettesse di gestire singolarmente i vari personaggi e i loro poteri, avrebbe aperto la strada a enigmi e puzzle più complessi.
Personalmente non ho molto altro da aggiungere sul gameplay, è funzionale al gioco, un pò legnoso a tratti, ma riesce a divertire a suo modo ed è facilmente accessibile a tutti. Il punto di forza maggiore di questo gioco rimane comunque nella sua trama e personaggi.
In Conclusione
Ho adorato World’s End Club! È un gioco che mostra chiaramente i suoi difetti ma la storia, i personaggi e il tono leggero rendono tutto estremamente godibile. Ammetto che probabilmente molta di questa sensazione proviene dal contrasto incredibile con i precedenti lavori di questi autori e ho sentito come se questo gioco fosse un loro modo di quasi rigettare quel tipo di narrativa per una volta. Mi è difficile immaginare quali sarebbero i miei sentimenti se avessi vissuto questo gioco in una bolla senza conoscenza dei lavori precedenti… Ma ciò non toglie nessun credito all’ottima storia, personaggi accattivanti e curatissima presentazione.
Il gioco è disponibile per Apple Arcade, Nintendo Switch e PC, ed è molto facile da trovare a prezzi contenuti oggigiorno. Mi sento tantissimo di consigliarlo, la durata non è eccessiva e la sua struttura molto frammentata lo rende facilissimo da prendere giocare qualche capitolo e metterlo giù per continuare un altro giorno.
Se lo giocate fatemi sapere cosa ne pensate, specialmente se anche voi come me, vi siete appassionati con DanganRonpa e\o Zero Escape! Per tutti voi che l’avete già giocato seguitemi come sempre nella…
SEZIONE SPOILER - Procedi a tuo rischio e pericolo
Questa rivelazione fa anche tantissimo per suo fratello Aniki che un anno dopo la sua morte ancora non è stato in grado di superarla e si sente responsabile per tutto ciò che è successo. Fra tutti è quello che più si oppone con forza al fatto che lo spirito di Vanilla possa essere lì a guidarli, ma una delle scene più toccanti del gioco è quando finalmente anche lui è in grado di vederla.
Vanilla stessa è un personaggio davvero ben costruito, per via della sua natura è spesso un passo avanti agli altri e cerca di aiutare e supportare il più possibile, ma non è sempre imperturbabile, anzi, la sua facciata di gioia e ottimismo spesso crolla quando si rende conto che nessuno sembra vederla, lei vorrebbe essere di nuovo coi suoi amici poterli abbracciare, giocare e scherzare con loro, ma per quanto ci provi nessuno sembra sentirla. Ci sono un paio di momenti in cui sembra che stia per arrendersi, ma la sua determinazione continua a tornare nonostante tutto.
Ma chi è questa forza misteriosa che ha orchestrato tutto quanto? Si tratta di un intelligenza artificiale chiamata MAIK, il suo scopo al momento della creazione era quello di aiutare l’umanità, ma come molte IA in lavori di narrativa, ha raggiunto la conclusione che l’unico modo per aiutarla fosse quello di annientare l’umanità stessa… Non uccidendoci, ma privando tutti delle loro emozioni. Negli anni ha mandato nanomacchine in tutto il pianeta che hanno inibito le emozioni umane, spinto l’umanità a nascondersi sotto terra con i Go Getters che sembrano essere gli unici in grado di resistergli, ed è a quel punto che decide di provare ad usarli come “Pastori” per l’umanità, essere coloro che seguendo gli insegnamenti di MAIK potranno condurre l’apatica umanità verso il loro futuro, ed è stato allora che ha creato due robot per unirsi al gruppo… Reycho e Pochi!
Reycho viene presentato come il protagonista silenzioso controllato del giocatore, ma in realtà per tutto il tempo non aveva nessuna autonomia e veniva controllato di nascosto da Pochi, il quale pretendeva di essere preso dai suoi videogiochi. Non solo la completa distruzione della quarta parete nel descrivere Reycho come “Un robot controllato da un'entità esterna” mi ha fatto sorridere, ma questo è stato anche un grosso punto di svolta per un personaggio come Pochi che fino ad allora sembrava solo l'archetipo nerd del gruppo.
Pochi aveva solo come scopo quello di fare da spia, ma vivendo con i Go Getters e osservando l’umanità ha imparato a capire da dove nasce la forza degli umani e di come MAIK stesse completamente sbagliando. La loro amicizia, i loro contrasti, le loro liti, tutte le emozioni che spingono l’umanità a compiere azioni sia bellissime che terribili, causare gioie e sofferenze...sono tutte importanti e senza di loro è come se si stesse uccidendo il mondo intero, ma MAIK non vuole sentire nessuna ragione, per lui c’è solamente la sua via e quella deve rimanere.
Vedere nel finale tutti i ragazzi unirsi per sconfiggere MAIK e salvare tutti coloro a cui tengono è quel genere di finale che fa bene al cuore. Ci sono dei momenti in cui sembra che si siano tirati un pò troppo per cercare di dare a tutti un finale felice ad ogni costo, ma è giusto che sia così. Questa è un'avventura di un gruppo di ragazzi che tiene talmente tanto alla loro vita e amicizia che non si fermeranno davanti a niente pur di prendere a calci un AI che pensa di avere tutte le risposte per un'umanità che non può comprendere.
Comments
Post a Comment