Pulizia Indie Arretrati! Aprile 2026



Il mondo dei giochi indie è sempre più predominante nel panorama videoludico attuale: store digitali come Steam hanno permesso a giochi di espandersi a macchia d’olio, e siti come Humble Bundle propongono in continuazione bundle di giochi a prezzi stracciati. La cosa migliore sono eventi e Jam annuali su siti come Itch.io, che permettono a talenti giovani di emergere con le loro prime esperienze.


Se ripenso a 15 anni fa, per me questo mondo era un mondo alieno. Non conoscevo ancora piattaforme come Steam e il mio PC era più utilizzato per emulatori, visto che non era abbastanza potente per i titoli più recenti. È stato tra il 2011 e il 2012 che ho iniziato a muovere i miei primi passi in questo universo.


Da allora sono sempre stato affascinato da questo mondo, poiché è in grado di offrire al creatore il massimo di libertà in espressione creativa, e vi sono stati molti giochi che mi hanno emozionato. Da platform come Super Meat Boy, che fanno della sfida la loro medaglia al valore, a titoli come Ib, che mi hanno fatto scoprire il lato horror di RPG Maker, a storie toccanti come To The Moon. C’era davvero qualcosa per tutti in ogni genere a seconda di quello che cercavi.


Purtroppo, col mondo sempre più saturo di uscite, è facile che molti titoli scivolino via nella massa. Spesso anche il fatto di comprare questi giochi in bundle fa sì che si perda il filo di molti della propria libreria, e non essendoci abbastanza tempo in questo mondo, inevitabilmente molti rimangono intoccati. 


Per questo quest’anno ho deciso di fare qualcosa a riguardo, una sorta di pulizia! Recuperare alcuni di questi giochi che sono rimasti persi nel marasma e dargli un piccolo spazio nel mio blog, con la speranza anche di aiutarvi a scoprire dei nuovi giochi che non avete mai sentito nominare. Andremo titolo dopo titolo con recensioni brevi e concise, mi auguro che questa piccola rubrica potrà esservi d’aiuto. Quindi non perdiamo altro tempo e lanciamoci subito con il primo gioco!

Ringlorn Saga + Ringlorn Saga Gaiden


Rompiamo subito le regole prendendo in esame una
coppia di giochi, che nella loro essenza sono molto simili tra loro. 


Ringlorn Saga ci vedrà nei panni del principe Gerhard, un ragazzo alla ricerca di suo padre scomparso in una terra straniera. Durante l’avventura viene tramortito e privato dei suoi averi da un gruppo di mostri. Viene dunque salvato in extremis da un villaggio vicino, e Gerhard deve ripartire da zero e scoprire la verità dietro la scomparsa del padre.


Ringlorn Saga Gaiden ci vedrà vestire i panni del Redivivo, un'anima perduta riportata in vita dalla dea Morrigan. Il mondo è sotto il gioco di un'oscura entità, i mostri depredano villaggi e città e gli umani rimasti sono moralmente devastati. Il tuo compito, come servo della dea Morrigan, sarà ottenere la benedizione dei cinque spiriti e salvare il regno.



Entrambi i giochi condividono lo stesso tipo di gameplay: nei panni del nostro protagonista avremo una mappa da esplorare dove scoprire indizi e tesori nascosti per raggiungere il nostro obiettivo, diventando gradualmente più forti. L’intento di questi giochi è proporre un’esperienza old-school, quindi esplorare ogni anfratto e parlare con ogni personaggio sarà chiave per scoprire come proseguire.


I combattimenti sono invece molto atipici per un giocatore moderno. Questi giochi si appoggiano al Bump System, ovvero lanciarsi addosso ai nemici come prenderli a spallate. Avremo tre tipi di attacco a nostra disposizione: tagliente, perforante e contundente e sta a scoprire quale di questi attacchi sia il più efficace a seconda del nemico che affrontiamo.


Nel caso del Redivivo c’è una meccanica ulteriore da considerare: lo scambio di corpi! Una volta sconfitti i nostri nemici prenderemo possesso del loro corpo, impattando drasticamente sul nostro personaggio: diversi corpi hanno diverse statistiche, il tipo di attacco che posso effettuare è diverso, e a seconda del corpo potremo come volare, scassinare accedere a determinate zone. Questa meccanica offre una profondità ulteriore al gioco, sia a livello di strategia che in esplorazione.

Mi piace vedere questi due giochi come Luce ed Ombra.

L’avventura di Gerhard è tipica del genere: è la storia dell’eroe che sale all’occasione per vendicarsi di un torto subito e salvare un regno da un malvagio regnante. La stessa presentazione è molto vibrante e accesa, molto colorata, reminiscente di titoli come il primo Legend of Zelda


Per il Redivivo, invece, il tono è molto più tetro e oscuro. Questo non è un principe alla salvezza del padre, ma un’anima perduta senza memoria, un burattino in mano ad una dea in un mondo ormai quasi morto; Depravazione e devastazione la fanno da padrone. Il nostro eroe ha bisogno dei corpi degli altri per poter combattere, eppure lui è la nostra unica speranza per salvare ciò che rimane e portare un nuovo inizio. 

Insomma, un tipo di narrativa che ti aspetti di più in un gioco come Dark Souls.


Ad ogni benedizione scopriremo di più sull’identità del nostro redivivo, e la verità su cosa abbia portato questo mondo nello stato in cui vige attualmente.

Devo dire che sono stato piacevolmente sorpreso dai colpi di scena di questa storia.


Mi rendo conto che questi sono giochi che richiedono una buona tolleranza di meccaniche arcaiche, e una presentazione che si rifà molto ai computer 8 bit come il PC-88 e l’MSX, ma se questo non vi spaventa, provateli! Potreste divertirvi molto. 


Personalmente, questo genere di giochi che combinano presentazioni, stilemi old-school, ma  con la libertà della tecnologia attuale, penso possano fornire un’avventura che possa ricalcare il meglio dei due mondi, e io le ho sempre trovate affascinanti.


Unwording


Qua entriamo nel regno di quei videogiochi il cui focus è più utilizzare il media per trasmettere esperienze e sensibilizzazione, attraverso un’esperienza di poche ore. Nel caso di Unwording andiamo ad esplorare la depressione, in particolare il pensiero negativo.


Il gioco si suddivide in tre diverse giornate del nostro protagonista nella sua routine quotidiana. Interagire con i vari oggetti nel mondo ci sbloccherà un enigma, la cui soluzione rispecchia le sensazioni che vengono risvegliate nel nostro personaggio.


Durante le prime fasi questi pensieri saranno molto negativi, un circolo vizioso atto a debilitare la tua mente e spingerti alla chiusura, convincendoti che qualunque cosa tu possa fare non potrà mai finire bene. Lo stile artistico inoltre rappresenta benissimo questa chiusura, molto minimalista, bidimensionale, privo di colore. 




Ed è solo quando il nostro personaggio trova la forza di spezzare questo ciclo che tutto inizia lentamente a prendere forma e colore e il nostro personaggio ricomincia a vivere. Di conseguenza anche gli enigmi ci spingeranno letteralmente ad esplorare ogni prospettiva e ritrovare un significato sempre più incoraggiante e positivo. Il gioco include anche utilissime dispense per esplorare ed approfondire di più il tema proposto dal gioco.


Un tema che ho sentito molto vicino, ed è bello vedere come un videogioco si approcci con delicatezza a qualcosa del genere. A volte devi trovare il modo di zittire quella voce interiore che ti dirà che va tutto male, che ti dirà che non sei mai abbastanza, che non potrai mai essere accettato, che i tuoi sforzi saranno inutili. Perché è in quel momento, quello in cui smetti di dare ascolto a quel disprezzo che ti emerge da dentro, che potrai davvero vivere una vita piena e ricca di esperienze.


Per quanto duri solamente un paio d’ore penso che storie di questo tipo possono toccare punti molto importanti per qualcuno che magari senza averlo del tutto realizzato, ed intrappolato in questo circolo vizioso di negatività, ha bisogno della spinta per intervenire e rompere definitivamente lo schema.


Astalon: Tears of the Earth


Si parla spesso del fatto che, se un gioco non ti sta divertendo, allora è meglio staccare e passare ad altro. Pensiero che condivido, il tempo è limitato ed è difficile giustificare l’insistere su qualcosa la cui prima impressione non è stata delle migliori.


Astalon: Tears of the Earth è ambientato in un mondo post apocalittico, dove l’umanità fatica a tirare avanti davanti alle difficoltà. In un villaggio, le riserve d’acqua sono state avvelenate e si sospetta che l’origine sia in una torre che si trova nelle vicinanze che le sta inquinando. 


Il nostro gruppo di eroi, Arias il guerriero, Kyuli la ladra, e Algus il mago, si stanno dirigendo alla torre per scoprire la verità: ma non molto dopo aver fatto i loro primi passi vengono trucidati dal cavaliere nero, signore della torre. Tutto sembra perduto, quando si scopre che Algus ha fatto un patto col titano della morte Epimetheus ed è così concesso a lui e ai suoi compagni di tornare in vita.


Questa alleanza ha però un prezzo e Algus sarà costretto a pagare a tempo debito.


La mia prima impressione non fu delle migliori. Il gioco di base è un Metroidvania, un genere che ho sempre apprezzato, e la possibilità di giocare con ben tre personaggi sembrava una cosa molto interessante, visto che queste avventure sono tipicamente con un personaggio singolo. Dispersi per la torre ci sono molti falò, e in quei punti sarà possibile cambiare il nostro personaggio attivo. Ciascun personaggio ha le sue particolarità, sia per esplorazione, che per armi. 


Il problema emerge quando tutti i personaggi condividono la stessa barra della vita: non sempre sarà possibile riposare al falò per recuperare energia, e i punti di cura dispersi per la mappa una volta consumati non vengono ripristinati. A peggiorare la situazione vi è una barra della vita veramente esigua, e un level design che costringerà spesso il giocatore a tornare al falò più vicino per cambiare personaggio, rendendo ancora più facile morire per impazienza.


Morire è una componente inevitabile e molto importante per questo gioco. Sconfiggere mostri ci permetterà di guadagnare punti che potremo poi spendere con Epimetheus per potenziare i singoli personaggi, per ottenere più vita o uno dei tantissimi oggetti offerti dal titano. Ed è qui che la paralisi di scelta mi ha colpito come un treno! Per quanto la scelta più ovvia sia buttare tutto nei personaggi, specialmente all’inizio, non sapevo quali di questi oggetti secondari sarebbe stato meglio prendere ora piuttosto che poi.


Questo unito al fatto che la progressione era molto lenta e il backtracking si stava rilevando stancante, mi ha quasi spinto ad abbandonare questo gioco e spostarmi verso altro… Ma non l’ho fatto, ho invece cercato di insistere ed è qui che con calma tutto ha iniziato a migliorare.


Lentamente stavo aprendo nuove scorciatoie, ho trovato nuovi NPC che mi hanno dato ricompense per i miei personaggi, ho scoperto potenziamenti nascosti che si rivelano essere un grosso aiuto, come la possibilità di deflettere proiettili con la spada di Arias o ingrandire i proiettili magici di Algus, per renderli ancora più letali.


La torre e i suoi segreti si stavano dipanando sempre di più davanti ai miei occhi, ho scoperto la storia del cavaliere nero, ho imparato ad apprezzare l’atmosfera della torre, e quella sfida, che all’inizio sembrava così insormontabile, stava diventando sempre di più una passeggiata.


Se c’è una componente che ritorna molto in Astalon, è imparare dal tuo fallimento. Ogni morte ti renderà più forte, ogni piccolo progresso ti apre una scorciatoia, la tua conoscenza si espande, e col tempo sei diventato un maestro. È quella sensazione di costante miglioramento davanti ad avversità completamente a tuo sfavore, lo stesso che Dark Souls non è mai riuscito a trasmettermi a pieno, ed è invece riuscito ad arrivare con questo piccolo gioco Indie.

Ed è una lezione da prendere a cuore anche fuori dal mondo dei videogiochi.

Astalon: Tears of the Earth è un gioco che ho davvero imparato ad apprezzare, nonostante una pessima prima impressione. Se siete fan del genere Metroidvania è una piccola perla che dovete aggiungere alla vostra collezione. È un gioco dannatamente divertente e ricco di contenuti per il prezzo a cui viene venduto.


and Roger


Ritorniamo al discorso della consapevolezza, con un gioco che tratta un’altra tematica estremamente delicata che non credo di aver mai visto rappresentata all’interno di un videogioco. Siccome il gioco è ancora molto recente non andrò troppo nel dettaglio, vi invito anzi a giocarlo in questo momento, ma volevo comunque condividere la mia esperienza.


Quando il gioco ha inizio, siamo nei panni di una bambina. Ci svegliamo nella nostra camera, viviamo la nostra routine preparatoria come ogni giorno, ma qualcosa è fuori posto. Sul divano, dove aspettavamo di trovare nostro padre, vi è invece uno sconosciuto


Confusa, la bambina lo sveglia e gli chiede dove si trovi suo padre. L'uomo però non è intenzionato a rispondere, ignorando con tono esasperato quella domanda che sembra ormai aver ricevuto svariate volte. Quindi, lapidario, le dice che è ora di prendere la sua pillola.




La bambina a quel punto è nel panico: Chi è quest’uomo? Cos’è questa pillola? Dov'è mio padre? Sono in pericolo! Devo scappare! Devo trovare papà!


Questo è l’incipit di una storia che si muoverà non linearmente nella vita di questa bambina, e ricostruirà i pezzi suoi e di altre persone coinvolte, mettendo alla luce la verità su cosa stia succedendo in quella scena di apertura.


Questo gioco fin dai primi momenti è riuscito a prendermi con la sua presentazione molto minimale, ma con un uso di colori con una forza magistrale.Ogni emozione la senti bene grazie a questi, e questo si trasmette anche nel gameplay. 


Il gioco è fondamentalmente un punta e clicca, ma non è così semplice come cliccare il tasto ed effettuare l’azione, perché a seconda dello stato d'animo della protagonista avremo più o meno difficoltà: lo schermo inizierà a vibrare, i tasti con cui interagire inizieranno a fare resistenza, compariranno altri tasti che hanno il solo scopo di disorientare e far vivere anche te quella situazione di ansia e panico che la protagonista sta vivendo.


Il gameplay ha anche un’altra funzione: mandare indizi sulla verità di quello che sta succedendo attorno alla protagonista, a volte in modo anche molto sottile ma incredibilmente efficace. È una storia che in una sola ora riesce a mettere in luce gli aspetti difficili e distruttivi della vita quando cerchiamo di fare di tutto per prenderci cura degli altri.


Mi lascia proprio l’idea che questa sia una storia di vita vissuta da parte dell’autore, e credo che sia più che importante che il mondo indie riesca a dare spazio a queste esperienze di vita che a volte vengono solo scartate e non ascoltate. Se siete anche voi passati per uno scenario del genere con uno dei vostri cari, l’impatto che può avere questo gioco per voi potrà essere incalcolabile.


Mi ha immerso fin dai primi momenti e non mi ha lasciato andare fino alla fine, un gioco che in una sola ora riesce a farti vivere una tempesta di emozioni che nemmeno giochi che durano 100 volte tanto riescono ad eguagliare.


Il gioco è ad un prezzo davvero basso, quindi non attendete oltre, giocatelo e poi fatemi sapere cosa ne avete pensato, non vedo l’ora di sentire i vostri commenti.


Shrine’s Legacy


Ritorniamo su temi più leggeri, con un gioco che si impone di essere un piccolo viaggio nel passato, specialmente per chi come me è cresciuto con il
Super Nintendo.


Shrine’s Legacy prende ispirazione a piene mani dagli action RPG dei tempi come Legend of Zelda: A Link to The Past e Illusion of Gaia. Nei panni dei nostri eroi Rio e Reima dovremo esplorare i vari dungeon del mondo di Ardemia per raccogliere le 8 gemme elementali per sconfiggere l’antico Aklor, il quale si è appena liberato dal sigillo che lo teneva imprigionato.


Una trama estremamente tipica per il genere al punto da risultare quasi clichè, e difatti nei primi minuti non ero estremamente entusiasta della storia. Persino l’antagonista principale, Aklor, per essere questa antica entità proveniente da un’altra dimensione, appariva come una grossa armatura animata, un design particolarmente noioso.




Col tempo, però, ho iniziato ad affezionarmi ai personaggi. Rio, nonostante sia un discendente dell’eroina che ha sconfitto Aklor la prima volta, non è molto entusiasta di ricevere la chiamata al dovere. Inizialmente è spesso costretto a fuggire, si scoraggia e commette errori, al punto da sentirsi come se non meritasse di essere un eroe come la sua antenata in passato.


Reima invece è impulsiva e guidata da un desiderio di vendetta nei confronti di Aklor, il quale è stato responsabile della morte di sua sorella. Più di tutti lei pecca di arroganza ed eccessiva fiducia nelle sue capacità, al punto che inizialmente tenta di rubare la spada appartenuta a l'antenata di Rio, sperando di poterla usare per sconfiggere Aklor in solitaria.


Rio e Reima inizialmente non vanno molto d’accordo, ma col tempo e varie difficoltà finiscono col legare e diventare una coppia di amici molto credibile. Rio impara dai suoi errori per diventare finalmente un eroe al livello della sua antenata, e Reima impara ad appoggiarsi a qualcuno, non dover per forza agire e fare tutto da sola, e superare il senso di colpa per la morte della sorella.


Per quanto non mi sia piaciuto il design, ho apprezzato anche Aklor come cattivo. Mi piace quando gli antagonisti decidono di essere proattivi invece di stare semplicemente a guardare, e Aklor fa bene il suo lavoro guadagnandosi anche qualche vittoria all’occasione.


Il fatto che voglia assimilare e privare del libero arbitrio chiunque abiti i mondi che soggioga, riesce a dargli quel tocco in più. Lascia anche il dubbio che i soldati al suo comando possano essere semplici automi o creature innocenti private della loro volontà dopo essere state conquistate.


Il finale è stato la ciliegina sulla torta: mi aspettavo che ci sarebbe stato qualche colpo di scena particolare, ma non avevo per niente previsto quello che sarebbe successo ed è stato un gradito colpo di sorpresa che ha elevato di molto la storia. 


Nonostante la trama molto tipica e gli sviluppi a volte prevedibili, ciò che mi ha fatto affezionare a questo gioco è stato appunto esplorare il mondo di Ardemia ed interagire con i vari personaggi. Per quanto a volte la trama si muove un pò troppo velocemente, è chiaro che i creatori ci tenevano molto al mondo che hanno creato.


Il gioco è anche molto divertente da giocare, abbiamo due personaggi intercambiabili in tempo reale, un buon livello di personalizzazione per renderli più particolari, magie che sono non solo in battaglia ma anche in esplorazione e nella risoluzione di enigmi, ed il gioco supporta comodamente una modalità multigiocatore locale, che penso sia il modo migliore per giocare questo gioco.


Shrine’s Legacy è chiaramente un titolo che fa vanto della sua ispirazione e che non si propone niente di più di essere un’avventura leggera da vivere assieme ad un tuo amico. Non vedo l’ora di rigiocarlo in futuro quando uscirà il DLC gratuito e vedere se la mia opinione rimarrà altrettanto positiva.


Venba


Andiamo nuovamente nel mondo delle esperienze narrative con questo ultimo gioco, un titolo di stampo indiano che vi farà sentire commossi e
affamati una volta concluso.


Venba è la storia di una coppia indiana immigrata in Canada, alla ricerca di una vita migliore. I due si ritroveranno presto ad essere genitori, ed attraverso gli occhi della madre assisteremo alle loro vicende attraverso un periodo di molti anni.


A collegare tutte queste vicende sarà il cibo: ogni sezione narrativa sarà interrotta da una sessione in cui dovremo cucinare varie ricette nei panni di Venba. Dalla nostra avremo solo un ricettario logoro e sbiadito, dove avremo giusto qualche indizio su come procedere, ma scoprire il corretto metodo per cucinare sarà compito nostro.




Questo approccio rende Venba più assimilabile ad un puzzle game, e non preoccupatevi nel caso non riusciate a capire come preparare le ricette, ci saranno gli aiuti che vi guideranno passo per passo. 


Non c’è modo migliore per dirlo: questo gioco mi mette una fame bestiale, aiutato anche dal fatto che sia tutto graficamente squisito! È uno stile cartoonoso e molto colorato, il cibo è talmente curato che puoi quasi sentirne il profumo dalle immagini, e Venba e la sua famiglia sono semplicemente adorabili insieme.


Personalmente mi è capitato poche volte di assaggiare la cucina indiana, e devo ammettere che è sempre un'esperienza particolare. Nessuno dei piatti che mi è capitato di assaggiare era simile a quanto visto qui, e sono contento che sia incluso un ricettario così da poter un giorno sperimentare. Questo gioco è praticamente uno scambio culturale in forma digitale.


Non illudetevi che sia tutto cibo e gioia, perché in mezzo ai suoi colori brillanti, e ai pasti da acquolina in bocca, vi è una storia che narra delle difficoltà di una famiglia in terra straniera. Una storia che sarà anche fin troppo familiare a chiunque sia migrato o è nato in una famiglia di migranti.


La speranza di una vita migliore oltremare è sempre grande in questi scenari, ma non sempre raffigura la realtà. La difficoltà è trovare il loro posto in un paese che sembra tenerli esclusi, e soprusi e pregiudizi all’ordine del giorno cercano di ricordarti che dove devi essere non è tra loro. La difficoltà per un bambino è di riuscire ad integrarsi con gli altri senza che gli venga costantemente ricordato che la sua pelle è diversa, il suo cibo è strano, che lui non sarà mai uguale a loro. Per arrivare infine a porti la domanda…

Questa è davvero casa mia?

Venba è una storia che parla delle grosse difficoltà che ancora adesso sono vive e reali per un migrante, specialmente con un clima che incita ancora di più alla violenza. Potrà attirarti con i suoi dolci colori e i suoi cibi esotici, ma ti lascerà ricordandoti che tutto questo è prodotto di altri umani, altre persone come te, che cercano solamente un posto che possano chiamare casa e dove possano vivere la loro vita al meglio delle loro possibilità.


Questo è tutto per questo oggi!

Spero che vi sia piaciuta questa mia prima rubrica dedicata al mondo indie: punto a farne un’occasione ricorrente, ci sono davvero troppi giochi nella mia lista e troppe novità che saltano fuori, e ognuna merita il suo piccolo spazio. 


Adesso voglio sentire la vostra voce. Conoscevate i giochi che vi ho elencato? Quali di questi avete giocato? Quali vi hanno incuriosito di più? Avete anche voi dei titoli da consigliare? Fatemelo sapere con un commento, sono sempre a orecchie più che aperte!

Ci vediamo con il prossimo appuntamento!


Comments

Popular posts from this blog

Like a Dragon: Ishin! - A fascinating period piece

Dear me, I was… - A look back into our life

Final Fantasy XVI - A good story that I don’t want to replay