Videogiochi della mia vita - Pokémon Prima Generazione
C’è una cosa che solo qualcuno della mia generazione sarà in grado di capire davvero: cosa voleva dire essere bambini nel momento in cui Pokémon fece la sua prima comparsa in Europa, e come travolse inesorabilmente le nostre vite.
Oggigiorno la serie continua a rimanere il franchise più di successo in assoluto, tra videogiochi, serie animate, giochi di carte, e un carico infinito di merchandise di ogni tipo. Eppure, nonostante tutto, non sembra esserci più lo stesso fervore a riguardo. Le generazioni più giovani mi appaiono disinteressate, le volte in cui sento più parlare del gioco di carte è più collegato a speculatori che vogliono trovare carte rare da rivendere, e il clima sui videogiochi permea di rabbia e delusione costanti, in particolare da giocatori della mia età.
Per farvi capire, l’ultima volta che mi è sembrato di ritornare allo stesso clima di entusiasmo che c’è stato durante la prima generazione, è stato con l’avvento di Pokémon GO!
La maggiore positività la ritrovo nella comunità artistica. C’è sempre qualche nuovo Pokémon o personaggio che riesce ad entrare nel loro cuore, e riescono a mantenere quella innocenza di essere bambini, e giocare con i nostri animaletti preferiti.
Mi rendo conto che molta della mia visione è sicuramente ristretta, ed influenzata da un internet che tende più a favorire il lato negativo, per stimolare una reazione viscerale ed istintiva, ma non credo di essere l'unico a pensare che qualcosa si sia spezzato nel nostro rapporto con Pokémon.
È anche per questo che in congiunzione col 30esimo anniversario, ho pensato di fare questo piccolo viaggio nel passato, tornare ai tempi in cui Pokémon era davvero ovunque, ed in cui un'intera generazione è stata travolta da questo fenomeno, da cui molti ancora adesso non riescono a staccarsi.
Pokémon Prima Generazione
Tutto ha inizio con un Cartone Animato
Una delle grandi fortune di essere nati in Italia, è che da bambino ho potuto assistere a tantissima animazione giapponese: avevamo uno slot dedicato di un paio d’ore al pomeriggio dove tutti i giorni ci si radunava davanti alla televisione, e quello era il NOSTRO momento. Durante quel blocco ho assorbito tanti cartoni di ogni genere, ed era qualcosa di speciale di cui dovevo far tesoro ogni giorno. Qualcosa che, oggigiorno, con i programmi 24 ore su 24, è stato del tutto perso.
Ed è così che un giorno fui introdotto al cartone di Pokémon, col nostro amato eterno bambino di 10 anni, Ash Ketchum, che parte dalla sua piccola cittadina di Pallet Town, insieme al suo fidatissimo Pikachu, per diventare un campione. Un’avventura che lo avrebbe portato a girare ogni anfratto del mondo e incontrare ogni tipo di Pokémon esistente e nel mentre crearsi una sua squadra unica.
Fin da subito ero stato catturato da questo cartone, ed era tutto grazie a queste adorabili creature. Ogni episodio c’era sempre qualcosa di diverso da incontrare, che fosse selvatico o proprietà di uno dei tanti allenatori con cui Ash si sarebbe dovuto misurare, finendo per essere sempre una sorpresa. Anche l'introduzione del concetto di evoluzione lasciava un ulteriore motivo per vedere ogni episodio, perché non sapevi mai quando uno dei Pokémon di Ash si sarebbe evoluto.
Non che fosse l’unico motivo: La prima serie di Pokémon ci ha fornito tanti momenti incredibilmente memorabili. Come non dimenticare il grandissimo scontro di Metapod contro Metapod? O Ash che vince la sua prima medaglia grazie all'antincendio, Pikachu e Bulbasaur che rifiutano l’evoluzione per dimostrare di valere abbastanza nella loro forma attuale, o anche Ash che libera Butterfree! Ed infine, tra gli episodi più assurdi, Venusaur e Blastoise che si fondono insieme per dare vita a Venustoise!
Solo scorrere l’elenco degli episodi mi riempie di ogni tipo di ricordi. Per quanto sia un cartone che non penso rivedrei da adulto, non posso negare l’enorme impatto che ha avuto sulla mia infanzia ed è stato il trampolino di lancio per chiedere i videogiochi in regalo, insieme al nuovissimo Game Boy Color.
Rosso o Blu?
Se c’è una cosa che più di tutte caratterizza i giochi di Pokémon, è quella di metterti fin da subito davanti a dover compiere scelte. Anche prima degli starter, ti veniva chiesto se scegliere la versione Rossa o quella Blu tra quelle da giocare. Da bambino non avevo assolutamente idea delle implicazioni di tale scelta, ho semplicemente chiesto Pokémon Rosso perché attratto dalla figura di Charizard sulla copertina.
Quindi ovviamente la mia prima avventura iniziò scegliendo Squirtle come starter!
Ricordo ancora che ho passato l’intera giornata incollato a quel gioco, fino a che le batterie del mio Game Boy Color me lo permisero. Stavo giocando come una mina impazzita: cercavo di raggiungere il più in fretta possibile le palestre e collezionare tutte le medaglie per poter finalmente affrontare la Lega Pokémon.
Come penso la maggior parte dei giocatori di allora, usavo solamente il mio starter. Team diversificato? Sfruttare debolezze? Questi erano concetti alieni per la mia mente di 8 anni. Non aiutava il fatto che il mondo dei JRPG mi fosse sconosciuto.
Vi furono parecchi intoppi nella mia prima partita; Mi ero bloccato per non aver compreso l'utilizzo delle MN, non capivo che sarebbe bastato comprare una qualunque bibita ai distributori per avere accesso a Zafferanopoli, e lasciamo stare quanto tempo ho perso a girovagare a vuoto nei corridoi della Silph S.p.A.
Ero un bambino che peccava parecchio di impazienza. Non parlare con molti NPC mi aveva fatto perdere oggetti come la mappa delle città o la bicicletta, cose che una volta scoperte mi finivo col chiedere “Come ho fatto per tutto il tempo senza?”. Tutti questi piccoli incidenti di percorso però furono un’esperienza formativa per tutte le mie partite successive.
Perchè si, ai tempi non avevo compreso che il gioco continuasse dopo la vittoria alla lega, che essa fosse ripetibile all'infinito e che solo dopo sarebbe stato possibile catturare Mewtwo. Una volta finita la Lega, ricominciavo da capo l'avventura con un nuovo starter! A qualcuno potrà sembrare sciocco come approccio, ma penso che questo mi abbia aiutato molto a comprendere cose di Pokémon che non avrei mai potuto apprezzare ad una prima run.
Come il fatto che la scelta dello starter fosse un modo abilmente mascherato per selezionare la difficoltà del gioco: Bulbasaur che ha maggiori vantaggi contro le palestre, mentre Charmander dovrà fare fronte a maggiori difficoltà essendo spesso in svantaggio.
Più rigiocavo, meno difficoltà incontravo. Conoscevo ormai il gioco, il viaggio è diventato molto più agevole: tutti i problemi della prima partita erano nel passato. Ho potuto perdermi più nell’esplorazione, scoprire zone come la centrale elettrica, evitare di abusare di volo e invece scovare ogni singolo allenatore e le persone disposte a fare scambi in gioco mentre esploravo a piedi.
Iniziai ad imparare anche a gestire i vari tipi di Pokémon, imparare le resistenze e debolezze e pian piano mettere assieme più squadre che avevano una sinergia, o anche semplicemente squadre di Pokémon che mi piacevano, piuttosto che fare affidamento unicamente sul mio starter.
Tra i miei preferiti posso citare Charizard e Dragonite (Da bambino di 8 anni qual'ero ero quasi obbligato ad adorare i draghi.), adoravo che Scyther e Kabutops avessero entrambi delle lame per braccia e il fatto che uno dei due fosse fossile mi faceva partire le teorie più bizzarre, immaginavo quanto sarebbe stato stupendo cavalcare sul dorso di Lapras.
Ed infine uno dei miei preferiti in assoluto era Nidoking! Non saprei spiegare bene cosa fosse, se era l'imponenza del suo design, il verso che faceva nel videogioco o il fatto che potesse imparare quasi ogni singola mossa potente, lo adoravo e trovava spesso un posto nel mio party.
Il mio difetto più grave in questi giochi è che quando mi trovo bene con un gruppo difficilmente finisco per cambiarlo, ci sono ancora così tanti Pokèmon di prima generazione che non ho mai avuto occasione di portare alla Lega. Un giorno vorrei provare a fare una partita in cui mi impegno a tenere un gruppo di Pokèmon che non ho mai usato.
Kanto era ormai la mia seconda casa e ancora adesso ricordo con affetto questo mondo: dal museo di Plumbeopoli, alle ore spese a vagare nella zona safari per trovare tutti i Pokémon, la tetra Lavandonia fonte di tantissime storie dell’orrore, la lunghissima costeggiata di Ponte Silenzio come alternativa alla velocissima pista ciclabile, o scoprire la storia del mitico Mewtwo tra le rovine della villa Pokémon. Per essere solo la prima regione, Kanto aveva già tantissimo da offrire per un bambino.
Non ci volle molto tempo prima che cominciassi a chiedere anche Pokémon Blu in regalo ai miei genitori. Grazie al Cavo Game Link, potevo finalmente fare scambi tra le mura di casa mia sfruttando il mio Game Boy Pocket, e quando venni a scoprire dell’esistenza di una terza versione con Pokémon Giallo, la quale ti faceva iniziare con Pikachu, e includeva anche cameo di personaggi come Jessie e James di Team Rocket… Inutile dirlo, dovevo avere anche quella.
Tutti assieme all’avventura!
Molto più del cartone animato e molto più dei videogiochi, ci fu un ultimo aspetto cruciale che ha contribuito a far si che Pokémon divenne una parte integrante della mia infanzia: l'aspetto sociale!
Ho sempre fatto fatica a legare e in ambiente scolastico, venivo preso spesso in giro e questo mi faceva stare in disparte, come se non appartenessi al gruppo. Pokèmon è riuscito ad unire tutti!
Ogni giorno era un parlare dell’ultimo episodio andato in onda, imitare il mitico motto del Team Rocket, discutere di quali fossero i nostri Pokémon preferiti. Quando uscì il gioco di carte, ogni intervallo diventava una specie di torneo di classe, ognuno aveva un suo mazzo, ciascuno con il suo tipo preferito e ci si sfidava a vicenda per vedere chi riuscisse a guadagnarsi qualche vittoria.
Ed ovviamente, anche il videogioco aveva un suo posto in tutto questo. C’era sempre qualcuno alla ricerca di scambi, qualcuno che voleva sfoggiare i suoi Pokémon di livello 100 al Colosseo, e qualcuno che aveva scoperto gli ultimi rumor e leggende metropolitane del momento, la più famosa era sempre quella di Mew.
Trovare il modo di catturare Mew era un argomento onnipresente. Un metodo ufficiale esisteva, ma all'epoca non avevo mai sentito parlare degli eventi Pokèmon in cui regalavano leggendari.
Ed è così che partirono leggende come il camion al porto della M/N Anna o la mitica città dei numeri in cui si diceva fosse possibile trovarlo. Per quanto fossero falsi, sono ricordi che mi fanno sorridere a ripensarci.È stato solamente grazie al glitch della clonazione dei Pokémon durante gli scambi che finalmente riuscì ad ottenere Mew da un mio compagno di classe… Dopo aver speso molto tempo a convincerlo, perchè ovviamente non voleva condividere il privilegio di avere il Pokédex completo.
Dopotutto eravamo bambini, e spesso e volentieri tra bambini si è in grado di essere dei gran bastardi! Ricordo una volta avevo fatto lo sbaglio di lasciare in mano il mio Game Boy Color a qualcuno che, nel momento in cui ha notato che avevo catturato molti più Pokémon di lui, ha ben pensato di cancellare la partita approfittando di un momento di distrazione.
Inutile dire che da allora non ho mai più lasciato a nessuno in mano il mio Game Boy.
Nonostante le occasionali disavventure, quegli ultimi anni li ricordo con affetto. Per quanto fossero legami superficiali, non c’era davvero nient’altro in quella classe che sapeva unire tutti a tal modo, a parte forse Dragon Ball Z e I Cavalieri dello Zodiaco.
Questa esperienza non era solamente condivisa a scuola, dato che, anche in casa, le mie due sorelle maggiori finirono nel tunnel di Pokémon e iniziarono a giocare assiduamente. Arrivammo addirittura a dividerci dei ruoli: io ero l’addetto alle varie caverne come Tunnel Roccioso e Isole Spumarine, mentre loro preferivano spendere molto più tempo alla Zona Safari per trovare i Pokémon più rari come Tauros, Scyther, Kangaskhan e Chansey.
Avere due Game Boy e ben 3 versioni del gioco rese completare il Pokèdex più semplice, ma non per questo veloce! Tra la Lega ripetuta per evolvere i Pokèmon, giri infiniti alla Zona Safari e ore spese a catturare lanciare dozzine di Ultra ball ai leggendari, alla fine riuscimmo, 151 Pokémon in unico file che probabilmente è stato ormai cancellato dal tempo.
Completare il Pokèdex è un'impresa che ho ripetuto solo una volta, all’uscita di Scarlatto e Violetto su Nintendo Switch, ed anche li è stato possibile grazie alla mia compagnia dei miei amici. Abbiamo comprato assieme il gioco, fatto progressi quasi allo stesso tempo e facevamo costantemente scambi tra le nostre versioni. È stata la prima volta dopo tanti anni che ho rivissuto le stesso senso di comunità e solo per questo motivo credo che mi ricorderò per sempre di Paldea.
Ogni Cosa Incontra la Fine
Una volta concluse le elementari ed entrato nel mondo della scuola media, la febbre di Pokémon era già passata, almeno per quelli della mia generazione. Veniva ormai visto come cosa per bambini e dall’alto dei nostri 11 anni volevamo sentirci come quelli grandi!
Nessuno nella mia scuola era pronto a salpare per Hoenn nella terza generazione. Alla TV, Pokémon venne lentamente sostituito da Digimon, serie che ritenevo infinitamente più coinvolgente. Le carte di Pokémon vennero sostituite da Yu-Gi-Oh o Magic. Pokémon era sempre presente, ma la tempesta era ormai passata per noi.
Nel momento in cui iniziai ad emulare i giochi del Game Boy Advance, recuperai i remake della prima generazione con Rosso Fuoco e Verde Foglia, e per quanto li ritenga dei bellissimi giochi mancava la componente sociale! Mancava scambiare i Pokémon con altre persone, condividere segreti e rumor, quel sentore di giocare assieme che secondo me è il pilastro centrale in un gioco come Pokémon.
Per quanto abbia bei ricordi di molte delle generazioni che ho giocato in questi anni, senza questa componente di collaborazione non è la stessa cosa. Internet può aiutare per completare il Pokèdex certo, ma non può sostituire quel senso di comunità che hai quando hai un gruppo di amici con cui giocare assieme e condividere l’avventura.
30 Anni Dopo…
Oggigiorno, se si parla della prima generazione, la prima cosa che sento dire è come quella generazione sia tenuta in piedi con sputo e preghiere. Il fatto che il gioco favorisce unicamente gli psico, l’AI dei nemici non sappia come comportarsi, bug che ti permettono non solo di catturare ogni singolo Pokémon a prescindere dalla versione, ma anche teletrasportarsi direttamente alla sala d’onore e finire il gioco senza mai ottenere lo starter.
Secondo me ci si focalizza troppo sui problemi! Molti di questi bug come sono cose che devi fare volutamente e raramente impattano la tua esperienza di gioco. La verità è che, se guardiamo con attenzione la scena dei JRPG dei tempi, molti di questi giochi erano pieni di problemi: provate a cercare i Bug presenti nei giochi di Final Fantasy Legend, vi renderete conto come Pokémon non era un caso eccezionale, era praticamente una regola.
Con questo non voglio certo dire che bisogna ignorare i problemi, specialmente se si vuole parlare della serie con un occhio più critico e analitico, ma è importante tenere conto del periodo in cui sono usciti. Soprattutto quando molti degli errori commessi in questi primi giochi sono stati un percorso formativo, che ha permesso alla serie di evolversi ed evitarli in futuro.
Per un gioco del genere, che riesca ad esistere su Game Boy è un risultato incredibile, non c’erano altri giochi dello stesso calibro o genere su una console portatile come quella e penso sia un grosso disservizio focalizzarsi solamente sui difetti.
Certo sono giochi ormai molto antiquati, e per molti è difficile tornare così tanto indietro, ma se volete riscoprire le origini dei vostri mostriciattoli preferiti, penso che lo dovete a voi stessi di provare la prima generazione. Cercate di viverla con leggerezza, senza andare con l’intento di rompere il gioco o cercare i problemi. Provate, se potete, a tornare bambini per un attimo e cercare di riscoprire come tutto ha avuto inizio.
Sono passati 30 anni, non dimenticherò mai da dove ho iniziato. Non mi considero un fan accanito, anzi ci sono stati molti anni in cui non ho toccato neanche lontanamente un gioco di Pokémon. Eppure non riesco a non sorridere ogni volta che una nuova generazione viene annunciata, vedere quali sono i Pokémon nuovi che escono e quali nuovi personaggi Game Freak riuscirà a creare.
Vi sarà mai un alternativa?
La cosa che più mi sorprende di Pokémon è che non ha solo popolarizzato il genere cosiddetto “Cattura Mostri” per i JRPG, lo ha praticamente monopolizzato. Nonostante gli scontenti sulla poca cura che i giochi ricevono negli ultimi degli anni, non c’è mai un’alternativa che riesca davvero ad imporsi.
Yokai Watch è stato un successo colossale in Giappone, ma completamente ignorato da noi. Giochi come Digimon e Monster Hunter Stories hanno la loro nicchia ma non sembra vengano nemmeno visti come giochi dello stesso genere. Tentativi più indipendenti come Coromon, TemTem e Nexomon non sfondano abbastanza per andare oltre al loro piccola nicchia. L’unico gioco ad aver fatto un minimo di rumore è stato Palworld e anche quello adesso sembra completamente svanito nell'oscurità.
Pokémon ha questo livello di presa sulle nostre vite che sembra impossibile da sfuggire. Se i nuovi non ti soddisfano si torna ai vecchi. Vuoi dare un po' di pepe ai vecchi? Abbiamo tonnellate di randomizer, hack e fangame che ti offrono mille e uno modi per rivisitare i vecchi mondi con uno spin particolare.
Penso che nonostante la negatività costante che aleggia sui vari giochi di Pokémon, non credo che ci sarà mai un’alternativa… Perché nessuno la vuole davvero. Quello che vogliamo davvero è riuscire ad avere di nuovo quel gioco di Pokémon che ci fa di nuovo sentire come ci fece sentire la prima volta che abbiamo giocato la serie.
Alla fine vogliamo solo sentirci di nuovo bambini, con la loro squadra di animaletti preferiti, pronti ad immergersi in un mondo fantastico che riesca a portarli via dalle preoccupazioni del mondo odierno, almeno fino a che non arriva il momento inevitabile di spegnere la console.







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