Devil May Cry 2 - Come non fare un sequel

Siamo tutti familiari con il concetto della Pecora Nera: quell’elemento che all’interno di un particolare contesto finisce per spiccare in particolare, sia in un contesto positivo o negativo.

Nel mondo dei videogiochi è un’espressione che viene usata molto spesso per descrivere determinati giochi in una lunga serie: che sia per una deviazione di gameplay, come Zelda II - Adventure of Link, per un cambiamento di setting e atmosfera troppo estremo, come Doom 3; meccaniche sperimentali come Tekken 4, o semplicemente un gioco considerato non all’altezza degli altri come Phantasy Star III - Generations of Doom.

Devil May Cry 2 ricade perfettamente nella categoria: alla sua uscita fu recepito mediocremente. La maggior parte degli appassionati lo tratta come se non esistesse, e persino CAPCOM stessa si è comportata come se si vergognasse di questo gioco.

Fino all’uscita di Devil May Cry 5, questo era il punto più avanti a livello temporale, e nessun gioco voleva spingersi oltre. Lo stesso filmato riassuntivo prodotto da CAPCOM , in occasione dell’uscita di quest'ultimo, non fa menzione alcuna degli eventi di questa storia, solo un'immagine del gioco con la scritta

“Molti demoni continuarono ad invadere il mondo umano, ma nemmeno signori dei demoni, in grado di rivaleggiare Mundus, poterono eguagliare la forza di Dante.”

Almeno i personaggi sono stati reputati abbastanza degni d'essere citati nel romanzo Devil May Cry 5: Before the Nightmare, ma è comunque molto triste come questo, e qualche cameo di 10 secondi nella serie Netflix, siano il massimo del riconoscimento ricevuto.

Devil May Cry 2 è davvero degno di una così pessima reputazione? O c’è forse un piccolo diamante ad attenderci se iniziamo a scavare? Scopriamolo insieme!

Devil May Cry 2

Riguardo la trama

Sull’isola di Vie de Marli, il clan dei Protettori è interposto alla difesa delle quattro reliquie Arcana: sigilli che vincolano il demone Argosax e gli impediscono di raggiungere il mondo degli umani. Il loro compito viene però messo a dura prova da Arius, presidente della compagnia Ouroboros, il quale non solo si serve di demoni nella sua armata, ma è intenzionato a liberare Argosax e ottenere grazie a lui la vita eterna.

A fargli fronte troverà l’anziana Matier e sua figlia Lucia, le quali faranno di tutto per ostacolarlo, ma non possono fargli fronte da sole. Matier si mette in contatto con Dante, il quale accetta di aiutarle in cambio di informazioni su suo padre Sparda, il quale aveva combattuto con il clan dei Protettori in passato.

Inizia così lo scontro su due fronti. Dante porterà la battaglia direttamente contro Arius e Lucia si occuperà di mettere al sicuro i quattro Arcana.

Esattamente come per il primo capitolo, la trama è più una scusa per mettere i personaggi in uno scenario, i quali dovranno prendere a calci un esercito di demoni. In questo caso però merita menzione particolare per essere la più scarna di tutte.

Lucia è l’effettiva protagonista di questa vicenda: è la sua terra ad essere in pericolo, il suo clan da difendere e ha un importante legame con Arius. Esattamente come Trish, anche lei è un costrutto demoniaco, creato da Arius per essere parte delle sue guardie del corpo. Ad un certo punto della sua vita ha disertato, perdendo i ricordi della sua esistenza al suo servizio ed è stata ritrovata e cresciuta come figlia da Matier.


Questo poteva essere un ottimo spunto per creare del conflitto, specialmente tra Lucia e Dante. Forse Arius potrebbe usare il suo potere per ottenere, anche solo temporaneamente, influenza su Lucia e costringerla a obbedirgli. 

Lucia è stata certo sconvolta da questa rivelazione, soprattutto temendo che la sua natura da demone potesse un giorno risvegliarsi e prendere il sopravvento. Verso la fine della storia cerca di spingere Dante ad ucciderla, ma Dante rifiuta, poiché vede Lucia più come umana che demone.

Sono stato contento di vedere come questa rivelazione non abbia creato una perdita di fiducia tra lei e Matier. Spesso quando una verità simile viene fuori c’è una rottura, anche se temporanea, nella famiglia. Qui invece Matier tiene a sottolineare che non importano le origini di Lucia e i suoi legami di sangue, ciò che è veramente è ciò che hanno condiviso assieme. 

Penso sia importantissimo questo messaggio piuttosto che il costante sottolineare come la “vera” famiglia sia dettata unicamente dal sangue.

Per tutto il credito che posso dare ai concetti introdotti, si ritorna allo stesso problema: vengono introdotti tardi e risolti troppo in fretta. Il più grosso problema di questo gioco è appunto la quasi totale assenza di dialoghi tra i personaggi.

Mi rendo conto è Devil May Cry, e non mi aspetto lunghissimi dialoghi alla pari di un RPG, ma qui anche la qualità dei dialoghi è molto scarna, ridotti all’osso, e non fanno emergere la personalità di nessuno dei personaggi: sono solo pura esposizione che finiscono col lasciarti assolutamente nulla.

La scarsezza dei dialoghi finisce soprattutto a rovinare Dante.

Dante è un personaggio che si regge interamente sulla forza della sua personalità. Sempre confidente, uno smargiasso che si diverte ad umiliare i suoi avversari e mettersi sempre in mostra. Togli tutta questa caratterizzazione e ottieni un cacciatore di demoni che per quanto abile, a malapena spiccica una parola ed esegue ogni compito con lo stesso entusiasmo che avrei all'idea di andare alla motorizzazione.

Non penso di esagerare col dire che il totale di battute di Dante in questo gioco le puoi contare su due mani! E solo un paio di queste mi sono sembrate coerenti col personaggio che conosciamo. Il resto sono solo monosillabi scazzati mentre è impegnato a ricordarsi se avesse chiuso il gas prima di uscire di casa.

C’è anche questo espediente, totalmente a caso, con Dante che all’improvviso prende ogni decisione in base al lancio di una moneta, che puoi intuire fin da subito sia in realtà truccata. Forse è un modo per scherzare coi clienti, e fargli credere che potrebbero non ricevere l’aiuto sperato? O forse è il suo modo per tenersi mentalmente impegnato prima dell'invenzione dei fidget-spinner.

Il fatto che Dante sia solo un accessorio alla trama non lo trovo un problema quanto il fatto che la sua personalità sia stata alterata al punto da renderlo completamente irriconoscibile.

L’unico lato positivo di Dante in questo gioco è il suo character design, che ancora oggi penso che sia il suo look migliore. In generale questo gioco è visivamente molto bello, un enorme passo avanti rispetto al precedente.

Gli ambienti sono vasti e molto dettagliati: si passa da atmosfere gotiche ad atmosfere più urbane, fino a giungere ad ambienti più distorti e demoniaci verso gli atti finali. Ogni personaggio che incontri in questo gioco rimane molto impresso visivamente. Anche la collaborazione con il marchio DIESEL, per quanto strana, ha creato degli abiti stupendi sia per Lucia che per Dante. Un sentito applauso a Daigo Ikeno e il suo team di artisti, sono davvero l’aspetto di spicco di questo capitolo!

Quindi abbiamo un gioco visivamente molto bello legato ad una trama ridotta estremamente all’osso e personaggi con poco mordente, purtroppo i problemi non finiscono qui…

Riguardo il Gameplay

Quando ai tempi sentivo dire che Devil May Cry 2 fosse il peggiore della serie e un capitolo da ignorare, il mio primo istinto fu ovviamente di cercare qualche video di gameplay e cercare di farmi un’idea… ed ero molto confuso perché all’apparenza non sembrava ci fosse nulla di diverso rispetto a quanto stabilito dal capitolo precedente.

La struttura è infatti identica! La storia è suddivisa in capitoli in cui ci troveremo ad esplorare una sezione diversa di Vie de Marli, e affronteremo una serie di demoni lungo la strada, con l'obiettivo di sconfiggerli nella maniera che ci farà guadagnare più stile alla fine del capitolo. 

Essendo anche un gioco con due personaggi, abbiamo a disposizione due distinte campagne, che per quanto condividono alcuni degli stessi livelli, hanno anche la loro dose di contenuti esclusivi. Sicuramente non carente a livello di contenuti.

I problemi emergono nel momento in cui prendiamo effettivamente alla mano il controller, e sono ancora più evidenti se giochiamo subito dopo il primo capitolo. Il combattimento, per quanto all’apparenza possa sembrare identico, è peggiorato sotto ogni singolo aspetto.

In generale è molto più lento: ho sempre avuto la sensazione di muovermi sott'acqua! I fendenti della spada non davano la stessa soddisfazione, non aiutato dal fatto che i personaggi sembrano avere un’unica combo in questo gioco. Ho fatto molti tentativi con cambio di ritmo dei tasti e aggiunta di una direzione, ma il risultato non sembrava cambiare.

Il nostro arsenale è anche ridotto. Il primo capitolo non brillava di varietà, ma almeno avevamo un tirapugni a disposizione con un parco mosse completamente diverso. Qua invece abbiamo solo spade la cui unica differenza è il raggio d’azione e potenza d’attacco.

Anche chiudere le distanze coi nemici era molto difficile! Per quanto hai una mossa come Stinger, un affondo diretto che copre tanto terreno, il nemico viene sbalzato talmente lontano quando è colpito da risultare impossibile mantenere la pressione. Le arene di combattimento sono spesso un ostacolo, avendo ambienti molto più aperti e meno claustrofobici che disperdono molto i nemici, e rendono molto difficile mantenere un rango di stile alto.

Il ritmo dei combattimenti finisce per diventare subito molto sconnesso, e la presenza di un’unica combo finisce col ridurre tutto ad un incessante premere il bottone finché il nemico muore. Ancora peggio quando ti ritrovi contro nemici che stanno unicamente in aria, e puoi solamente usare armi a distanza.

Nemici come Infested Tank e Infested Chopper sono diventati infami nella serie per essere tra i nemici più noiosi da affrontare! Il primo un carro armato che non ha alcun modo di ferirti nel combattimento ravvicinato, l’altro un elicottero la cui battaglia si riduce a tenere premuto il tasto di sparo e occasionalmente schivare un missile. Entrambi questi nemici hanno una barra della vita lunghissima e la loro battaglia è premere il bottone all’infinito con zero tattica.

Generalmente il comportamento dei nemici è la peggior regressione. Nel primo capitolo, anche i nemici più facili in gran numero avevano una tattica e un aggressività che ti teneva sempre attento, costringendoti a dividere l’attenzione per non essere surclassato. In questo gioco anche i nemici sembrano addormentati: molti dei loro attacchi sono lenti, non c’è aggressività e grazie ai miglioramenti nel sistema di schivata di Dante, è facilissimo evitare di essere colpiti.

La situazione diventa ancora più a tuo favore nel momento in cui Devil Trigger entra in gioco, in quanto la tua velocità aumenta, così come la tua potenza di attacco. Nel momento in cui decidi di sfoderare le tue armi a distanza, il nemico non ha niente da fare se non assistere mentre la sua barra della vita si scioglie inesorabilmente. Le armi a distanza hanno subito un potenziamento tale che a volte si è quasi tentati di giocare a questo capitolo come se fosse uno sparatutto in terza persona.

A volte sembra che ci sia qualcosa di rotto nel modo in cui i nemici attaccano: un esempio sono Freki e Geri, due demoni lupo che attaccano in maniera molto veloce saltando da un muro all’altro dell’arena prima di lanciarsi contro Dante. Peccato che più delle volte il loro attacco finiva per mancare platealmente il bersaglio, rendendolo altamente comico.

Tutti questi elementi rendono Devil May Cry 2 il capitolo più facile della serie. Avere un capitolo più accessibile è ottimo modo per fare approcciare dei novizi, dargli modo di imparare il sistema di gioco, e poi magari spingersi alle difficoltà più elevate. Il problema è che la facilità in questo caso non emerge da una scelta intenzionale di design, emerge perché questo gioco è mal realizzato nelle sue fondamenta.

Esattamente come per il primo Devil May Cry, ho voluto testare la difficoltà difficile, e ho a malapena sentito una differenza. Certi nemici avevano un paio di attacchi in più che potevano cogliermi di sorpresa, ma la loro aggressività era ugualmente letargica, rendendo la mia esperienza identica sia a normale che a difficile.

Ci sono dunque delle cose positive che ha introdotto Devil May Cry 2?

In primo luogo, la presenza di un tasto schivata per i personaggi, che permette loro anche di camminare sui muri ed evitare quindi di rimanere chiusi in un angolo dai nemici. Un cambiamento decisamente benvenuto rispetto alla rigida schivata del primo capitolo, ed è la genesi di quello che si evolverà nello stile Trickster in Devil May Cry 3.

Abbiamo anche un tasto che ci permetterà di cambiare rapidamente le nostre armi a distanza, altro cambiamento apprezzato, e di cui sentivo parecchio la mancanza nel primo capitolo. Non ne abbiamo per le armi bianche, ma non è una gran perdita, considerando che in questo gioco hai 3 spade fondamentalmente identiche.

È stato anche il primo capitolo ad introdurre personaggi sbloccabili: in questo caso Trish! Il personaggio è trattato come un cambio di Skin e non ha un effettivo ruolo nella storia, ma rimane comunque un personaggio in più con un moveset diverso con cui poter giocare.

Infine abbiamo l’introduzione del Bloody Palace, una modalità arena dove ad ogni piano si affronteranno diverse ondate di nemici con la difficoltà sempre crescente. Non è una modalità in cui sono solito spendere tempo, preferisco di gran lunga rigiocare la trama, ma in una serie così focalizzata sul combattimento, questa modalità è fantastica per coloro che vogliono mettersi davvero alla prova.

Purtroppo niente di tutto questo riesce a salvare il quadro generale. L’aggiunta di un nuovo personaggio e una modalità arena è sicuramente ottima a livello di contenuti, peccato siano legati al gioco con il combattimento peggiore della serie.

In Conclusione

Ricercando online è facile scoprire che Devil May Cry 2 ha avuto uno sviluppo travagliato. Il gioco era stato affidato ad un team nuovo, giovane, che arrivava principalmente da giochi Arcade e non aveva esperienza per dirigere un gioco di questo genere. Hideki Kamiya era coinvolto a ultimare il processo di localizzazione del primo capitolo, quindi lui e il suo team non furono coinvolti nella fase di produzione.

Al giorno d’oggi il nome del direttore di Devil May Cry 2 è ignoto: il gioco è accreditato a Hideaki Itsuno, il quale è entrato negli ultimi 4 mesi di produzione per cercare di portare il gioco in uno stato che fosse ritenuto accettabile.

Questo sentore di inesperienza permea lungo tutto il gioco, e il lavoro di Itsuno non è stato sufficiente. Per quanto il gioco sia perfettamente giocabile, è impossibile non notare come ogni cosa sia sbagliata. I personaggi non hanno personalità, la trama ha poco mordente, il cattivo è dimenticabile, il combattimento non dà soddisfazione e la difficoltà è quasi inesistente.

Questo gioco è fondamentalmente noioso, ed un passo indietro dal precedente sotto ogni aspetto che non sia quello visivo; Uno scivolone pazzesco per una nuova serie che aveva appena iniziato ad affermarsi.

Se siete curiosi di questo gioco, e volete sperimentare voi stessi, lo trovate incluso tranquillamente nella Devil May Cry HD Collection assieme ad altri due titoli infinitamente migliori. Un titolo che vi consiglierei di giocare solo se siete davvero appassionati alla saga e volete viverla nella sua interezza.

Un vero peccato che CAPCOM cerca di fare in modo che questo capitolo non esista, specialmente per un personaggio come Lucia che non solo ha un design bellissimo, ma essendo anche lei un demone poteva essere bello vederla rimbalzare con un personaggio come Trish. Soprattutto sarebbe bello vedere il suo stile di combattimento realizzato per intero in un gioco migliore.

Semmai un giorno dovremmo avere la conferma di Devil May Cry 6 spero che CAPCOM faccia in modo di riportare in auge Lucia e darle la possibilità di brillare. Oppure, visto che viviamo in un mondo in costante ciclo di Remake e Remastered, perchè non rifare completamente da zero Devil May Cry 2?

Ovviamente non accadrà mai ,perchè non c'è la garanzia che tutti saltino sugli scaffali per rivivere la nostalgia, ma, se c'è una cosa per cui questi remake potrebbero essere davvero utili, sarebbe ridare una possibilità a giochi troncati di essere realizzati a pieno!

Cosa dite? Anche a voi piacerebbe vedere Lucia? Qual è la vostra opinione di Devil May Cry 2? Avete bei ricordi legati ad esso oppure preferite dimenticare? Fatemelo sapere con un commento qua sotto, e quando torneremo nel mondo di Devil May Cry, sarà con il magnum opus di Hideaki Itsuno, il gioco che ha lanciato la serie nella stratosfera, Devil May Cry 3!



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